IX.

INFORTUNIO DEL LAVORO

Il Piemontese, arrivato assieme con l'ingegnere provinciale, per due giorni aveva avuto ben altro pel capo che occuparsi dei suoi esperimenti di terracotte. Era di cattivo umore; Cardello che lo aveva accompagnato laggiù, sentendolo discutere violentemente con l'ingegnere avea temuto, in certi momenti, che non venissero alle mani, alla presenza del Sindaco e degli Assessori presenti anch'essi per la ispezione.

Poi tutto era andato bene. L'ingegnere partito, i lavori di scavo ripresi, Cardello per parecchi giorni avea dovuto tornare al suo posto di sorvegliante ora che si iniziava il traforo della collina; traforo di qualche centinaio di metri, che però richiedeva molta attenzione e molte precauzioni perchè non accadessero disgrazie…. E degli esperimenti di terracotta neppure una parola!

Cardello si sentiva rodere dalla smania di mostrare al Piemontese il bellissimo vasetto; ma quegli, preoccupato della natura del terreno della collina da traforare, la sera, desinando, parlava delle opere di travatura che occorrevano per prevenire una frana e, tra un boccone e l'altro, faceva calcoli, col lapis, sul libretto degli appunti e tentennava la testa, e borbottava contro l'ingegnere, contro il Sindaco…. E degli esperimenti di terracotta neppure una parola!

Era proprio un'angoscia per Cardello. Di tanto in tanto, si sentiva spinto a interrompere i ragionamenti e i calcoli del Piemontese e gridargli:—Ma che traforo! Ma che travatura!… Pensiamo a cose più serie…. Non le preme dunque di vedere il mio vasetto?—

Quasi quegli ne sapesse qualcosa!

Una mattina Cardello non ne potè più. Corse al baule dove il vasetto era nascosto, involtato in un giornale, e così com'era lo presentò al Piemontese senza neppur dirgli: "Guardi!"

—Dove l'hai trovato?—domandò questi, spalancando gli occhi dallo stupore.

—L'ho fatto io,—rispose timidamente Cardello.