X.
SPERANZE E DOLORI.
Era stata una lieta mattinata. Due giorni avanti gli operai avevano buttato giù l'estremo mezzo metro di terra sbucando dal lato opposto della collina. E proprio da questa parte ora facevano ultimi lavori d'impalcatura.
Cardello avea badato al trasporto delle grosse travi e dei tavoloni, e aveva anche aiutato i manovali a piantare, a legare, a inchiodare, stimolandoli con l'esempio.
Poi il Piemontese e lui avevano percorso la galleria da un capo all'altro, contenti che non fosse accaduto nessun tristo incidente.
Più tardi, una famiglia di signori villeggianti là vicino avevano voluto visitarla. Le signore e le signorine procedevano paurose, fra strilli e risate.
Due bambini correvano, tornavano indietro, riprendevano a correre, felicissimi di trovarsi sotto terra.
Uscendo all'aria aperta dal lato opposto i bambini avrebbero voluto tornare addietro e rifare la strada, ma Cardello si era opposto; sarebbero stati d'impaccio agli operai che, dopo colazione, riprendevano il lavoro di sgombero e di muratura. E così quelli risalivano la collina assieme con Cardello, che dava spiegazione per contentare la curiosità delle signore ancora meravigliate di aver avuto il coraggio di attraversare la galleria….
Un rumore sordo, un urlo soffocato! Cardello si diè a correre all'impazzata in mezzo agli alberi di ulivi, divenuto tutt'a un tratto pallido come un cadavere, agitando le braccia disperatamente, gridando:—Oh Dio! oh Dio!—e chiamando a nome il padrone. Si era precipitato giù da un ciglioncino col pericolo di rompersi il collo, e neppure scorgeva il Piemontese e parecchi operai che urlavano e piangevano davanti la bocca della galleria e non osavano di entrare. Dovette premersi il cuore con una mano; se lo sentiva scoppiare!
Pochi momenti di esitanza; poi il Piemontese e lui s'inoltrarono cautamente con una lanterna accesa. Dal centro della galleria arrivavano gemiti e grida. Due operai mezzi sepolti dalla frana gemevano:—Aiuto! Aiuto!—