—Le hai guadagnate con tanti stenti e vorresti sciuparle così?
Rimèttile nella cassa postale, non far lo sciocco!

—No! No!—insisteva Cardello.

—E del vasetto che farai?—soggiunse il Piemontese dopo che Cardello, vedendolo irritare, aveva ripreso il biglietto da cento lire.

—Ma il vasetto è suo.

—Via, sì, mio per metà. Lo manderò a Torino; ce lo pagheranno bene…. È un pezzo unico al mondo! Tu ancora non lo capisci.—

Dopo tutti quei dispiaceri, il pensare ch'egli, senza volerlo, senza sapere quel che facesse, era riuscito a produrre quel che il Piemontese chiamava un pezzo unico, lo riempiva d'orgoglio e di speranza. Il Signore, che lo aveva aiutato finora, avrebbe continuato ad aiutarlo. Ormai si credeva uomo maturo, a vent'anni, Non aveva frasche per la testa. Per lui si poteva dire che i divertimenti e gli svaghi non esistessero. Voleva essere un onesto operaio, guadagnarsi il pane col sudore della sua fronte, e crearsi—se il Signore lo aiutava—una discreta posizioncina al sole. Poter arrivare a metter su un piccolo negozio era la sua più alta aspirazione. E se davvero il Piemontese si decideva a fondare la fabbrica di stoviglie stagnate…. Non era cattivo mestiere quello dello stovigliaio. Col tempo forse non gli sarebbe difficile avere una piccola fornace di suo, trovare un compagno che possedesse qualche capitale da impiegare…. Tanti e tanti avevano cominciato più modestamente di lui, ed ora erano ricchi negozianti, con palazzi e ville e giardini.

E si rivedeva ragazzo in casa della nonna, mal coperto dai laceri panni ricevuti per elemosina, ma attivo, allegro, pronto a qualunque servizio; e poi giovane di burattinaio…. Quello era stato il suo primo passo nella via della fortuna…. E i due anni passati con quel mezzo matto del decano Russo, ripensandovi, non gli sembravano poi tanto cattivi, non ostante il vestito nero e la tuba e l'ombrello di seta rosso!… Che fissazione il farsi portar dietro l'ombrello anche col bel tempo!… Un altro non si sarebbe mosso da quella casa, dove la principale occupazione era il mangiar bene…. Ma lui voleva lavorare e, soprattutto, essere un uomo libero, un buon operaio…. Era stato fortunato capitando col Piemontese. Quando si dice il destino! Era proprio vero: ognuno ha il suo destino!… Se don Carmelo non avesse ammazzato la povera donna Lia—la rivedeva come in quella notte, in una pozza di sangue, coi capelli sciolti e le mani increspate dalla convulsione della morte—egli errerebbe ancora di paese in paese, non sempre sicuro che l'Orso peloso guadagnasse da regalargli qualche paio di lire al mese e da dargli da mangiare ogni giorno; e forse, all'ultimo, si sarebbe trovato su una via, senz'arte nè parte….

Intanto quella galleria da scavare non permetteva al Piemontese nè a lui di riprendere gli esperimenti. Si procedeva lentamente, con gran cautela, e il Piemontese voleva sorvegliare i lavori d'impalcatura, mentre i muratori rizzavano il rivestimento dei lati e della vôlta con solidi massi, di mano in mano che si procedeva innanzi. Il Piemontese ripeteva spesso a Cardello:

—Voglio guadagnarmi le dieci mila lire di premio, consegnando i lavori con l'anticipazione di sei mesi. Serviranno per la fabbrica.—

E sentendola nominare, Cardello la vedeva coi forni rotondi, come li indicava il libro, con dieci, venti ruote in movimento e parecchie dozzine di operai intenti a foggiare vasi di ogni genere, ad asciuttarli al sole, e riporli gli uni su gli altri per essere cotti con trent'ore di fuoco, come indicava il libro. Lui si sarebbe riservato la immersione nello stagno, operazione delicatissima, come diceva il Piemontese, e che richiedeva abile lestezza di mano… E vedeva le stoviglie che partivano pei paesi attorno, e anche più lontano, accatastate sui carri, o incassate per le spedizioni con la ferrovia. Giacchè la sera, desinando, anche il Piemontese almanaccava quanto lui, e gli faceva su la tovaglia, col manico di una forchetta o di un cucchiaio, il disegno all'ingrosso della fabbrica che doveva occupare un vasto terreno… laggiù vicino al posto dei futuri canali, dov'erano le rovine di un vecchio convento, terreno che dal Governo egli avrebbe avuto quasi per niente. Cardello, passando di là nel recarsi a sorvegliare i lavori della galleria, lo accennava compiacentemente al padrone, e per poco non gli sembrava che già fosse cosa decisa, e che quei fittaiuoli che mietevano il rachitico fieno sotto gli ulivi, fossero degl'intrusi che commettevano una prepotenza occupando la proprietà altrui.