—Intanto abbiamo qui tre cadaveri!—rispondeva il Pretore, consultando con gli occhi il Sindaco e il brigadiere.

Faccia il suo dovere,—disse il Piemontese, avanzandosi verso il Pretore:—Io ho la coscienza tranquilla. L'inchiesta dimostrerà che non c'è stata trascuranza da parte mia. L'ingegnere provinciale la settimana scorsa—chiamo in testimonianza il signor Sindaco,—non ha trovato niente da ridire.

—È vero,—confermò il Sindaco.

—Intanto, per semplice formalità, non posso fare a meno di ordinare il suo arresto,—soggiunse il Pretore.

—Sono ai suoi ordini.

Cardello, vedendo condur via il padrone tra due carabinieri, si mise a corrergli dietro, voleva essere arrestato anche lui, assumere la sua parte di responsabilità. E piangeva, piangeva!

—Torna sul luogo; bada a tutto. Non darti pensiero di me. Ho la coscienza tranquilla.—

Cardello si sentiva accapponare la pelle pensando che pochi minuti prima, assieme con le signore e coi bambini, era passato sotto il punto dov'era avvenuta la frana! E ripeteva:

—Quando si dice il destino! È proprio vero: ognuno ha il suo destino!—

I due ingegneri provinciali e quello del Genio Civile furono maravigliati della intelligente cooperazione di Cardello nella inchiesta. Per ogni appunto egli aveva una risposta esplicativa, chiara, precisa, esauriente.