Cardello, interdetto, non respirava; temeva di avere inteso male.
—E sai come dice?—riprese il Segretario:—Istituisco mio erede universale quel buon figliuolo del mio operaio Calogero Strano!—
Cardello diè in un gran scoppio di pianto!
—È dunque morto?… Non è possibile! Come? Dove?—Non se ne potrà saper niente? Oh Dio!… Non è possibile! Voglio attenderlo! Tornerà!
—Potrebbe anche darsi. Intanto è bene far registrare il testamento. È una bella fortuna, sai? Sappi conservartela!
—Che farò, senza la sua guida?… No, non è morto: voglio attenderlo…. Tornerà!—balbettava Cardello quasi soffocato dai singhiozzi.
E, come compianto del suo padrone, gli sfuggì di bocca:—Quando si dice: "Il destino!" È proprio vero: ognuno ha il suo!
—Il nostro destino—lo ammonì il Segretario—ordinariamente ce lo facciamo con le nostre mani. Tu sei stato un buon figliuolo; la fortuna che ti càpita oggi te la sei meritata! Sappi conservartela, caro mio!