Per questo il frastuono della vita cittadina, da cui era assediata coi gridi dei rivenditori ambulanti, coi rumori delle carrozze che scotevano i vetri delle finestre echeggiando cupamente per le volte, e col sordo affaccendamento di lavoro, che si ripercoteva indistinto là dentro, serviva soltanto a renderle maggiormente caro l'isolamento e la muta severità delle vecchie cose, dalle quali era circondata.
Fin suo marito non le dava più la solita sensazione di ripugnanza e di persona che volesse farle male. E stava ad ascoltarlo intenta, quand'egli le raccontava il processo discusso alle Assise nella giornata, quasi volesse appellarsi a lei contro i giurati, che si erano lasciati infinocchiare dalle sonore ciance avvocatesche.
In quelle sere la bimba non voleva andare a letto per ascoltare anch'essa le storie dei ladri e degli assassini; e guardava a bocca aperta il babbo che parlava, smorto smorto, nell'ombra della ventola, con le mani sui braccioli della poltrona illuminate dalla luce viva, e le lunghe gambe nascoste sotto il tappeto rosso del tavolino; la mamma che taceva o esclamava di tanto in tanto:
— Povera gente!
Così le stagnava la vita, senza che l'umor tetro del marito vi producesse più neppure un lieve increspamento a fior d'acqua; e così durò fino al giorno in cui la bimba cadde ammalata, e per le stanze mute s'intese frequente il rumore cadenzato dei tacchi del dottore, che, vista la gravità della cosa, veniva a visitarla tre o quattro volte al giorno.
Le tristi occupazioni d'infermiera le furono di sollievo.
Le medicine da somministrare d'ora in ora, esattamente; i piccoli servigi che la costringevano a muoversi da una stanza all'altra; il dover ragionare e venire a patti con la malata per indurla a star cheta sotto le coperte, o a prendere un cucchiaio di medicamento in ricambio dei bei regali di nastri, di oggetti d'oro, di ninnoli di porcellana, che voleva schierati sul guanciale o ficcati dentro il letto; la stessa ansiosa aspettativa del risultato della malattia, tutto concorse a produrle una specie di risveglio di sensi.
***
Da la finestra che il dottore voleva aperta finchè il sole era alto, irrompeva nel palazzotto addormentato un giocondo tumulto di vita; voci che chiamavano e rispondevano; scoppi di risa, canti allegri di operaie che lavoravano all'aria aperta nella via di fianco, godendosi il dolce tepore del sole di aprile. E quel canarino che trillava alla finestra della casa accanto!... E quel merlo che fischiava più in là... E gli squilli argentini di quell'incudine, più in là ancora, sotto i colpi di martello!... Che festa!
Non si saziava di guardare fuori, seduta al capezzale della bimba, tenendo strette fra le mani le manine febbricitanti; non si saziava di guardare, quasi quelle donne che sciorinavano la biancheria sui terrazzini della casa di faccia, lassù, distante; quasi quella monaca di casa che, più in qua, inaffiava i vasi di fiori e si soffiava il naso col fazzoletto turchino; quasi quei due, marito e moglie certamente, che s'abbracciavano in mezzo alla stanza credendo di non essere veduti, fossero uno spettacolo per lei.