— Non reggo più! A me il sonno fa più del mangiare. Vado all'ufficio mezzo sbalordito; e i miei colleghi mi canzonano, immaginando chi sa che nottate!
— Sarà una malattia, come quella dei nottambuli; a lui dà a discorrere....
— Si curi, e vada a discorrere altrove! O dovrò andarmene io.... con mio grande dispiacere!
— Non ci mancherebbe altro! È da me da parecchi anni, tra i primi miei pensionanti. Puntualissimo, a ora fissa, si può dire, e niente esigente.
— Ma che mestiere fa? Ne sa nulla lei? Non ha preso informazioni?
— Ah, per me l'importante è che il pensionante paghi senza ritardi, e che sia persona pulita. Intorno alla pulizia non transigo. Pel resto, capisce, bisogna chiudere un occhio, purchè non si facciano sconvenienze in casa mia. Se si dovesse cercare il pel nell'ovo si starebbe freschi!
— Come si rimedia? Lo avverta.
— Ma che cosa dice? Parla a voce alta?
— Altissima; con lo spessore dell'uscio però non si capisce niente!
Pintaura parecchie volte era saltato giù dal letto per ascoltare che diamine diceva Torriani, discutendo, quasi leticasse con qualcuno. Ma aveva afferrato soltanto poche parole, monosillabi la più parte, esclamazioni, da non poterne ricavare nessun senso. Avesse, almeno, potuto appagare la curiosità di sapere che stupidaggini, peggiori forse di quelle buttate fuori a colazione a desinare, si divertisse Torriani a declamare nella nottata!