— Ah! Ah!... Non è ancora interamente morta! Ah! Ah! Perchè mi ama, tanto!... Ah! Ah! Tanto!
Pintaura non poteva più dubitare. Egli era venuto in possesso del segreto di un delitto rimasto impunito. Che doveva fare? Star zitto? Denunziarlo? E che prova avrebbe potuto dare, se mai? Si sentiva ossessionato dal sospetto che gli si leggesse in viso quella specie di rimorso da cui era torturato incessantemente, e che tutti lo guardassero, mormorando: Egli sa! Egli sa!
Dopo quella nottata, non si era più rimesso ad ascoltare. Avea tappato il buchetto dell'uscio, sfasciato il corno acustico. Andando a letto, per cautela, si turava gli orecchi con la bambagia.... Inutilmente! Ormai il segreto era dentro di lui, e pareva fermentasse!
Intanto Torriani, sì, diventava più Pubblico Ministero di prima, iroso, sdegnoso, inesorabile, contro la Giustizia e i suoi agenti; ma incanutiva quasi a vista di occhio, e si trascinava, lento, stanco per le vie, estenuato da un male di cui sembrava non accorgersi, o fingeva di non accorgersi.
Una domenica, Pintaura, incontratolo sul pianerottolo, lo fermò:
— Come si va, caro Torriani?
— È finita! Mi ha già completamente avvelenato il sangue!
— Chi?
— Quella!... Quella!... Per vendicarsi.... Zitto!... Potrebbe far male anche a voi!... Dopo cinque anni, Pintaura! Zitto! Zitto! Zitto!
— Via! È possibile che un uomo equilibrato qual è lei dica certe cose?