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Torriani entrò nella sala da pranzo tenendo in mano un giornale.
Pintaura, che era già seduto al suo posto e spiegava il tovagliolo, lo fissò per vedere se gli trovasse qualche traccia in viso dell'agitazione della notte precedente. Torriani era tranquillo, sereno; se non che scoteva con insolita vivacità il giornale, ed emetteva, sedendosi, i caratteristici brevi grugniti coi quali annunziava la sua requisitoria da Pubblico Ministero. Infatti cominciò sùbito:
— Mi fanno ridere! Non riescono a scoprire quel che si può dire hanno sotto gli occhi, e vanno a rimestare cose di anni addietro!... Non hanno dunque altro da fare i vostri giudici, la vostra polizia?... Dico vostri per voi, Ronchelli, che siete impiegato nel ministero di Grazia e Giustizia.... Giustizia! Ce n'è una sola: quella che ognuno si fa con le proprie mani. Qualcuno sbaglia? La Giustizia sbaglia, peggio. Per fortuna, oggi non può tagliar teste, che non si potrebbero già rimettere al posto; ma se casca in un errore, non ha fretta di ripararlo. La grazia, per uno condannato a torto non è riparazione, è grave offesa! Mi fanno ridere!... Non bastano il giudice istruttore, la polizia, i carabinieri, ci si mettono ora anche i giornalisti! Ed ecco qui uno che afferma di aver scoperto una nuova traccia; ed ecco giudici, polizia, carabinieri ad affannarsi a correre dietro di lui! Ma è serio, domando?... Ah! Quel disgraziato che ha ucciso, invece, doveva chiedere il permesso.... ai superiori: — Posso, non posso ammazzare? — Starebbe ancora fresco, se avesse dovuto attendere la risposta: — Abbiamo abolito la pena di morte! — Chi vi ha imposto di abolirla? Ammazzare è.... legge di natura. Ho detto forse una bestialità? Parli, parli pure, signor Danzini; a me piace di discutere. Certe verità fanno paura. Non dovrebbero far paura.... Il signor Pintaura è della mia opinione.... No? Mi era parso.
Pintaura in quel momento pensava:
— Costui ha un gran delitto su la coscienza!
Di mano in mano che mangiava e parlava, che tralasciava di mangiare per parlare, che s'interrompeva di parlare per riprendere a mangiare, la voce, le mosse e gli sguardi di Torriani rivelavano una concitazione sproporzionata con l'interesse che poteva ispirargli una semplice notizia di cronaca.
Pintaura attese con grandissima impazienza che annottasse, dopo ch'ebbe letto nel giornale che cominciava a farsi un po' di luce intorno all'assassinio di una giovane donna avvenuto cinque anni addietro. Rimesso l'apparecchio al posto, sedutosi su la poltrona e spento il lume, questa volta egli attese un bel pezzo. Sentiva scricchiolare il letto su cui pareva che Torriani non potesse star fermo, udiva le scale semitonate dei suoi sbadigli; ma erano le undici e quello taceva. Improvvisamente, scoppiò nella camera un formidabile:
— No!... Perchè dovrei accusarmi?... Per espiare?... Per far piacere a te piuttosto!... Ma io vorrei provare un'altra volta la voluttà del brivido che ti prese, quando la lama del mio coltello penetrò nel centro del tuo cuore, spaccandolo come una mela.... E non sei ancora interamente morta?... Dopo cinque anni? Ah! Le donne malefiche hanno la pelle dura!... Perchè.... Non sei tu ancora interamente morta?... Perchè mi ami? Tanto mi ami.... da non poter morire? Dovrei esser pazzo a prestarti fede. E mi hai amato.... anche nell'altro? Negli altri, forse? In tutti, oh! tanto!... Odiami! Voglio essere odiato! Terribilmente odiato.... Non puoi? E sia l'amore il tuo inferno! Sia! Sia!
Torriani ringhiava. La sua voce si sentiva ora da un punto, ora da un altro, come di chi passeggiasse concitatamente per la camera. Poi parve assalito da un folle colpo di risa: