— Come avvenne?... Ma lo sai, da un pezzo. Devo ripetertelo, perchè io ne soffra?... No, non ne soffro.... Ho fatto quel che dovevo; tornerei a farlo daccapo.... se fosse possibile.... Tu, tu, infame!... dovresti soffrire ricordando!... Si vede che, morta, sei peggiore di viva.... Non avvicinarti!... Non toccarmi!... Mi fai ribrezzo! No! No!

Giorgio Pintaura respirava appena. Il corno acustico rendeva così forte, così chiara la voce di Torriani, che il povero impiegato contabile avrebbe voluto accendere un fiammifero per assicurarsi che quello non fosse realmente entrato in camera di lui aprendo con violenza l'uscio intermedio. Avrebbe però dovuto spostare anche il lavamano, far un po' di rumore.... E intanto Pintaura tentava di raccapezzarsi intorno alle poche cose udite. Si trattava di un dramma, di un terribile dramma realmente avvenuto, o l'allucinazione faceva dire a Torriani cose che rispondevano a quelle ingannatrici visioni?

Tendeva l'orecchio. Ora si udiva l'ansimare affannoso di persona che soffriva. Pintaura ricordava che, durante un incubo, anni addietro, si era sentito pesare sul petto il corpo di una persona, che pareva tentasse di soffocarlo: voleva chiamare aiuto, e non poteva; voleva liberarsi dall'oppressione di quel peso e non riusciva a fare il più piccolo movimento.... Doveva accadere qualche cosa di simile a Torriani.... Ma.... notte per notte? Da tante notti? E poi egli parlava senza stento, da persona desta....

— Tu mentisci! — gridò Torriani in quel momento. — Io ti ho seguita, non ti ho perduta un solo istante di vista.... Ah, come andavi lesta, col sorriso, più che sulle labbra, negli occhi, sguisciando tra la folla che ingombrava i marciapiedi.... Avevi fretta, eh? Avevi fretta!... Dalla sarta?... Mentisci!... Da una tua amica.... ora ricordi meglio?... Mentisci! Che mi importava di lui?... Egli aveva incontrato, nella via, una di quelle.... che si comprano per mezz'ora, per un'ora.... Non ti credette altra, sai?... Il disgraziato però rimase preso, ammaliato dalle tue perfide arti.... come me! Come me!... Ti avrebbe dato il suo nome.... come me.... se non vi fosse stato l'ostacolo; io! Tu sola eri responsabile del male fattomi... Male, non disonore.... Ognuno deve render conto delle proprie azioni soltanto; ed io ero e sono rimasto un onorato galantuomo anche dopo!... Ma tu mi hai fatto soffrire pene atroci. Ti amavo!... Oh, come ti amavo! L'amore mi rendeva cieco, addirittura.... Che ti sarebbe costato rimanere buona, onesta?... Non ti contorcere!... Non smaniare!... La verità ti offende.... Che dici? Che dici?

In quei pochi minuti di silenzio che seguirono le incalzanti domande, Pintaura più non capiva se era desto o se sognava. In certi momenti gli era sembrato di assistere alla prova di un attore, che doveva recitare un monologo.... Ma no! Ma no! Non c'era attore che potesse produrre con la sola efficacia della voce — il gesto, la espressione della faccia non si vedevano — la terrificante sensazione delle parole di Torriani.

— Non sei ancora interamente morta? — riprese a vibrare la voce di lui.

Pintaura attese con viva ansietà la risposta.

Invece sentì brontolare:

— Benissimo! È andata via!

E per quella notte non udì più niente.