E Paolo? E la fuga? E il loro amore?
Ahimè! Niente è più vero del triste proverbio: Gli assenti hanno torto.
Già ella forse non si accorgeva di venir meno al suo dovere: forse, al pari di me, e lottava e cedeva e transigeva.... Chi lo sa? Forse anche provava, contro quell'incognita amata, gelosie di rivale.
Non sapeva perdonarle di venire fin lì ad invasarmi il cuore e a contrastarle fin quel meschino tributo di simpatia, che la donna più onesta è lieta di ricevere come buffo d'incenso alla propria bellezza o alla propria bontà!
E voleva vendicarsene, voleva umiliare la povera rivale con la stessissima arma della rassomiglianza, con cui ella era venuta ad assalirla nel suo breve regno.
Spesso le intravedevo negli occhi qualcosa di più; una sfida, una rabbia di provarmi che non soltanto l'amor puro, l'amore ideale lascia perenni ricordi nel cuore.... ma che ci sono baci e amplessi tali, da sconvolgere da cima a fondo la vita e assai, assai più durevolmente delle vaghe fantasie da collegiale che io, un tempo, nella mia inesperienza, giudicavo suprema felicità. E allora i suoi sguardi lanciavano fiamme che venivano a lambirmi il viso con lingue di fuoco; e le sue labbra sembravano umide di un liquore inebbriante, che attirava irresistibilmente le mie.
Mi occorreva un grande sforzo per restare ragionevole e savio.
***
Un giorno ella mostrò il desiderio di voler raccontata, con tutti i particolari, la storia di Jela. Non seppi rifiutarmi.
Dapprima ero deciso di accennarle soltanto per sommi capi quel delirio, quell'estasi di amore durata tre anni. Ma, narrando, mi sentii di mano in mano soavemente travolto dai miei cari ricordi; più non seppi quali scegliere, e mi lasciai andare a briglia sciolta dietro quei dolci fantasmi della giovinezza, che hanno avuto una grande influenza su tutto il resto della mia vita.