La gioia della sua creatura le dilaniava il cuore.

— Domani!

***

Forte della propria innocenza, durante l'interminabile nottata, ella si era ripetuta una dietro l'altra, per fissarsele meglio nel cuore, tutte le confortanti parole del vecchio sacerdote; e aveva invocato dal cielo il coraggio di risparmiare al marito l'immeritato strazio di quell'onta. Neppure la sua bambina doveva un giorno arrossire quantunque a torto, della povera mamma! Dio certamente avrebbe impedito che quest'altra creatura, per la quale ella non avrebbe potuto mai avere viscere di madre — lo sentiva, mai! mai! — venisse viva alla luce.

Le ore scorrevano con tormentosa lentezza sul quadrante dell'orologio, che ella osservava a intervalli; le pareva intanto che le sue preghiere, nella vasta calma della notte, dovevan più facilmente arrivare lassù. E già si sentiva ascoltata, già si sentiva consolata di nuovo.

Perchè doveva repugnarle mentire? Non era per buon fine? Come facevano, dunque, quelle altre che mentivano a fronte alta, a cuor leggero, tradendo?

Infine.... se non le fosse riuscito, se quegli per caso si fosse accorto....

Ebbene, che poteva farci? Avrebbe parlato, avrebbe confessato... sì, sì! Era forse meglio.... Soltanto le otto e mezzo? Altre otto ore di agonia!

Si voltava e si rivoltava nel letto, tastandosi spesso la fronte che le bruciava, tentando invano di distrarsi, di non pensare; e brancicava furiosamente le lenzuola quando l'immagine di quell'altro, scacciata via o tenuta lontana un pezzo, tornava ad assalirla come un invasamento, parlando dal profondo delle viscere di lei; irridendola quasi col mandarle, a traverso lo spazio, dall'Oceano che egli forse in quel momento traversava, le infami parole: Ti amavo! Da due anni!

Non avrebbe taciuto mai?