Miss Anna era arrivata puntualissima, all'ora stabilita da Efisio, perchè lo studio fosse illuminato dalla luce opportuna. Vedendo che l'artista aveva messo un po' d'ordine e fatta un po' di pulizia, aveva esclamato:

— Oh! Era meglio l'altra volta! A me piace la sincerità. Va bene questa pettinatura?

— Perfetta!... Io non ho un gabinetto da signora.

— La toeletta da fare è semplicissima.

Cavò dalla scatola, portata dalla donna che l'accompagnava, una specie di camice e il peplo di finissima stoffa di lana bianca.

— Qui, dietro questa tenda — indicò lo scultore.

Poco dopo, miss Anna veniva fuori completamente trasfigurata: un'apparizione ideale ellenica di suprema bellezza. Ronchi dovè soltanto aggiustare alcune pieghe.

— Potete andar via — ella disse alla donna.

Quando lo scultore la vide sullo sgabello, ritta, nell'elegantissima posa da lei presa senza esitazione, quasi l'avesse lungamente studiata, provò un istante di sgomento: gli parve che stesse per tentare l'impossibile. Ma sùbito si gettò sul pastone di creta accumulato sopra il cavalletto, affondandovi le mani, dando rapidi sguardi al modello, togliendo manate di creta qua, aggiustandone là, assottigliando certe tracce di pieghe segnate con una ditata, salendo su su, fino alla testa, appiccicandovi pezzetti di creta che poi dovevano formare la pettinatura.

— Parli, parli pure.... Non si stanchi stando immobile.