— Ciò non consola, fa rabbia piuttosto — continuò Bozzani. — Mi turbinavano in mente i più feroci propositi di vendetta. Li esaminavo, li studiavo, uno per uno. — Ammazzarli! A colpi di rivoltella, come due cani! Non li avrei pagati un centesimo! — Ma fu appunto questo che mi distolse dal farlo. Proprio in quei giorni era stato discusso alle Assise il caso di un marito, che aveva fatto strage della moglie e dell'amante sorpresi in casa col solito tranello di un viaggio improvviso. Era stato arrestato e, dopo sei mesi di prigionia, veniva assolto. Prima; tutti ignoravano la sua sventura; ora i giornali ne erano pieni. Ecco il bel guadagno! Gli uccisi, se nell'altro mondo ci si ricorda di questo, dovevano ridere di lui!

Quell'assoluzione mi faceva rabbia. Come? Abbiamo abolito la pena di morte in una parte del Codice e la manteniamo vigliaccamente, a poche pagine di distanza, in un'altra? Ma sì, ma sì! Questo significa l'assoluzione dei mariti uccisori; si concede ad essi un diritto, che è stato tolto alla Giustizia. Hanno forse paura i signori Giurati, che un giorno capiti anche a loro quel che è capitato a colui che siede nella gabbia, là di faccia e pensano: — Siamo indulgenti: assolviamo, come vorremmo essere assolti trovandoci nello stesso caso di questo disgraziato? — C'è da supporlo, dopo certe inesplicabili assoluzioni. La provocazione? Va bene! La passione? Va benissimo! Il parziale difetto di mente? I periti, con rispetto della Scienza, ne inventano di ogni sorta.

Ma io, signori Giurati, vi confesso che ho calcolato ed eseguito freddamente il mio delitto; ho squartato, ho salato, come carne di maiale, il corpo di mia moglie; l'ho conservato in casa, sotto il letto matrimoniale, una settimana, e vi ho dormito sopra placidamente, quasi non si fosse trattato di nulla!... — E i signori Giurati rispondono: — Abbiamo inteso! Abbiamo inteso: che cosa pretendete? Una bella condanna a vita? Eh, via! Siete un presuntuoso, un vanitoso! Noi vi mandiamo libero, assolto, a riprendere, se vi piace, il vostro mestiere di sgozzatore di mogli. Ci pensino le mogli a riguardarsi, se mai!

Così è impossibile di ottenere la sodisfazione di una magnifica condanna, che ci dia coscienza del fiero gesto fatto ammazzando moglie ed amante, o il solo amante, o la sola moglie, secondo le circostanze. Vale proprio la pena di mettersi nel cimento di buscarsi un colpo di rivoltella da un amante, giacchè non tutti questi signori sono disposti a lasciarsi ammazzare dai mariti? Vale proprio la pena di aver preteso di compire un'alta funzione di vendetta, se dobbiamo poi sentirci dire: — Andate via! Vi siete dunque immaginato di aver fatto una gran cosa?

— Ma che modo di ragionare è questo? — lo interruppe Nelli. — Viene un imbecille qualunque, mi seduce la moglie, mi rende ridicolo davanti alla gente, disonora il mio nome intemerato; e, se mi faccio giustizia, con le mie mani, dovrò esser condannato alla galera per giunta? Oprano bene i Giurati. La colpa è del Codice che punisce gli adulteri con tre, quattro mesi di prigione soltanto. È ridicolo!

— Lo dico anch'io — rispose Bozzani. — Ma per me è più ridicolo e umiliante l'assoluzione del marito uccisore. Bisogna esser cretini per non capirlo.

— E per ciò tu....

— Io, caro Nelli, mi son vendicato più terribilmente; nessuno di voi immagina come.

Nelli, Bossi, Roggetti si guardarono in viso stupiti.

— Capisco — disse Bozzani — che la cosa vi sembrerà strana. Non avete più notato nessun cambiamento nel mio tenore di vita? Voglio sperare che non mi abbiate fatto l'offesa di credermi un... disgraziato rassegnato o contento.