Bozzani, dopo un istante di sbalordimento per la inattesa risata, riprese:
— È un modo di dire; ma già voialtri non potete mettervi nei miei panni neanche moralmente. Pure vorrei sapere che avreste fatto nel caso mio, se non foste tutti e tre scapoli impenitenti. Ah! Ma non resta scapolo chi vuole. E noi ci crediamo stupidamente liberi di fare o di non fare, anche quando le circostanze ci impongono la loro violenta necessità, e ci fanno oprare tutt'all'opposto di quel che avremmo voluto. L'essere scapoli non garantisce. Voialtri, tutti e tre, avete tre amanti. È peggio di avere tre mogli. L'uomo è così sciocco da pretendere dall'amante l'assoluta fedeltà, che si crede in diritto di imporre alla moglie. Le conseguenze sono le stesse. Tu, Roggetti, hai fatto un duello, ti sei buscato una sciabolata al viso, che tenti inutilmente di dissimulare con la barba; proprio come ti saresti comportato se si fosse trattato del tuo onore coniugale. Tu, Bossi, meni una vita da cane con le finte gelosie di quella maliziosa cretina — scusa, è la verità — per la quale spendi tanti quattrini quanti basterebbero a mantenere non una ma parecchie mogli. Tu, Nelli, sei costretto a mutar di amante ogni tre mesi, per disperazione, come muti di vestiti ogni settimana.... Siete, forse, più tranquilli, non dico più felici, di me? Oh, sì! Tra le vostre amanti e voi non ci sono di mezzo il sindaco, il parroco. Che è per questo? Il vostro stupido amor proprio vi lega più che non faccia il nodo civile e religioso. Esagero? Sia. Ma sono stato scapolo anche io; ho avuto delle amanti anch'io; parlo per esperienza. Lasciamo andare; veniamo al caso mio. Che avrei dovuto fare? Credevo di aver preso tutte le precauzioni possibili. Nata di buona famiglia, educata in un istituto di monache; di carattere mite, sembrava; non bella da dar nell'occhio, da tentare, ma nello stesso tempo non brutta da riuscire poco interessante pel marito. Mi era parso di aver risolto un gran problema sposandola. Infatti a nessuno di voi è passato pel capo di rendermi il servizio che i più intimi si affrettano a regalare a un marito. Non vi ringrazio di questo. Probabilmente non vi è parso che mia moglie valesse la pena di intaccare un'amicizia d'infanzia non turbata mai dal più piccolo malinteso. Non so se, dopo quel che è accaduto, vi siate già pentiti di non aver approfittato dell'occasione avuta sotto mano. No? Tanto meglio. Ma veniamo all'importante.
Dopo due anni di matrimonio, e quando i miei affari andavano benissimo ed io ero nell'ansiosa aspettativa di un erede, che non si decideva a venire, ecco, comincio ad accorgermi di qualche mutamento di mia moglie. Un altro non si sarebbe messo in sospetto; anzi! Ma io non ero stato... noi due non eravamo stati innamorati nel preciso senso di questa parola. Nessun calcolo dall'una parte e dall'altra; ci eravamo piaciuti, sì, discretamente; niente smanie, però nessuna esaltazione; un affetto sincero, placido tra due persone per bene. A poco a poco, mia moglie diveniva, come dire? innamorata di me. — Diamine! Diamine! — pensavo. — Questo è contrario a tutte le leggi psicologiche che regolano il matrimonio. Non senza profonde ragioni è stato formulato l'assioma: Il matrimonio è la tomba dell'amore!
— Senti, caro Bozzani, — lo interruppe Roggetti, ed era buffo con quei mustacchi impiastricciati di spuma di birra. — Tu hai la cattiva abitudine di riflettere, di filosofare a proposito e a sproposito di tutto. Non vuoi persuaderti che niente è più irragionevole della vita: e così te la rendi assai peggiore di quella che è.
— Ora il filosofo lo fai tu, o almeno credi di farlo, — riprese Bozzani. — La vita è anzi ragionevolissima, se non lo sai. Tanto è vero, che va per conto suo, senza il nostro permesso, da conseguenza in conseguenza, con un ragionamento così filato da travolgerci nostro malgrado. Ma io voglio esporvi fatti, voglio spiegarvi perchè ho agito non come forse avreste agito voialtri e come agiscono tanti, cioè, con la più cieca irriflessione. Lasciatemi continuare. Sono in un buon momento di loquacità, di sincerità; non mi accade spesso. Dunque: Diamine! Diamine! — pensai. — Il fenomeno è strano. Ma tutto può darsi; il mondo è pieno di eccezioni! Mi faceva impressione però che quella eccezione, sebbene dovesse lusingare il mio amor proprio, venisse a capitare giusto a me. Come comportarmi? Mi atterriva l'idea che, assieme con l'amore, arrivasse subito la gelosia, il peggior guaio che possa colpire un marito.
Niente gelosia! Dolcezze, attenzioni delicate, premure squisitamente affettuose: — Non tardare per la colazione!... Copriti bene all'uscita dal club!... Divertiti anche per me al Caffè-concerto!... Io? Sta tranquillo; non m'annoio in casa; ho tanto da fare! — Non mi pareva vero. Avevo però un presentimento; non so come esprimermi. Perchè, da mite, da un po' lenta nei movimenti, da parlatrice piana, dimessa, ella diveniva, di giorno in giorno, ardita, agile nelle mosse, vibrante nella parola, con negli occhi, nell'espressione del viso, qualcosa che prima non c'era e la rendeva quasi bella? Non osavo d'immaginare che quel miracolo lo producessi io. In questo caso avrei dovuto produrlo prima, durante i sei mesi di fidanzamento o, almeno, durante il primo anno di matrimonio, se è vero che il nuovo stato apporta grandi mutamenti nel fisico e nel morale di una signorina.
Fantasticavo, volevo indovinare, invece di chiedere qualche spiegazione. Il caso.... Noi diciamo: «il caso», perchè non sappiamo per quale concatenazione di piccoli, di quasi impercettibili fatti avviene l'imprevisto, l'imprevedibile che ci scombussola, ci fa cascare dalle nuvole e ci spinge a commettere una pazzia, un delitto... o una madornale sciocchezza. Esitai una settimana nell'alternativa tra il delitto e la sciocchezza. Ebbi però la forza di non tradirmi; e credo che quella settimana fu per me un vero stato di pazzia. Nessuno sa simulare o dissimulare meglio dei pazzi.
Avevo in mano una lettera che non mi permetteva più di dubitare della mia disgrazia. Sapevo non solamente che mia moglie mi tradiva, ma anche con chi mi tradiva. E il cambio, veramente, non faceva onore al suo gusto: qui stava il peggio.
— Vuol dire che tu eri superiore al suo.... come si dice.... ideale.
Bossi aveva l'intercalare di quel: come si dice.