— Da oggi in poi, tra te e me, in questa casa niente sarà mutato, all'infuori che tu vi sarai... ospite, nelle tue stanze, libera di andare e venire, come sei stata finora. Con l'unica differenza che, apparentemente, continuerai ad essere mia moglie; effettivamente sarai l'amante di Tito Volpi, quasi io non esistessi; col dovere, s'intende, di continuare ad usare le cautelose precauzioni messe in opra per ingannare me e la gente, che vi sono riuscite da un anno, forse da più di più di un anno; non m'importa di sapere la data precisa. Un anno o una settimana o un giorno, per me valgono lo stesso. Sei già pronta... in ritardo, credo; non voglio impedirti. Va', va'! Non immaginare che io mediti altra vendetta; vivete sicuri, tranquilli su questo punto, tu e lui. La mia inesorabile punizione avverrebbe il giorno che voi cessereste di essere amanti. Ti inganneresti, lusingandoti di sfuggirmi; se ne persuada anche il tuo amante. Ti ripeto: vi sorveglierò, come un poliziotto! Dovrà essere per sempre! — Ed è stato così, cari miei. Se non che....
— La tua vendetta è durata poco?
— Una vera follia!
— Una balordaggine! Incredibile!
— Se non che — continuò Bozzani, senza curarsi delle interruzioni degli amici — quella punizione è stata più rapida, più tremenda che io non osassi di sperare.
Come avevo annunziato a mia moglie, mi presentai pure al suo drudo, impiegato in una Banca. — Sono a sua disposizione... — mi rispose. — Riconosco il mio torto! — Non so che farmi della vostra vita — gli dissi. — Avrei potuto ammazzarvi, cogliendovi sul fatto, se avessi voluto: non vi avrei pagati due soldi! — Gli ripetei freddamente quel che avevo espresso a mia moglie: — Dovrà essere per sempre! Per sempre! Come se io ignorassi! Stampatevelo bene in mente! — E gli voltai le spalle.
Ora mia moglie lo odia; egli la odia. Non si possono più soffrire. Si sentono legati a una catena di ferro, e non tentano di spezzarla. Senza che essi lo sospettino, ho affittato una stanza accanto a quella, modestissima, dov'essi si davano convegno, e che, secondo le mie ingiunzioni, non hanno cambiata. Da un buchino abilmente praticato nell'uscio intermedio, io ho assistito, montato su una seggiola, a parecchie delle loro tristi scene di rimproveri, di sdegni, di desolazione.
Non un bacio, non una stretta di mano! Egli si aggira per la camera, come un animale chiuso in gabbia; lei, coi gomiti sul tavolino e la testa tra le mani, gli lancia fiere occhiate di traverso. Ho udito spesso le loro parole: — Per te! — È vita questa? — Dovremmo finirla! — insiste lei. — Per fargli piacere? — risponde lui. — Se sapesse a che siamo giunti!
Ma passano ore senza che scambino una sola parola. Certi giorni, io sono feroce. Attendo che mia moglie sia pronta per uscire... e l'accompagno per via, come se andassimo insieme per una passeggiata. La gente che ci incontra non può immaginare. E il maggior tormento per lei è questo vedermi al suo fianco, muto, inesorabile, fino alla cantonata che lei deve svoltare!... Lei la vittima; io il giustiziere.
Talvolta qualche conoscente, qualche amico ci ferma. — A spasso? Come due sposini novelli. — Ella trambascia; mi sembra che debba mancare.... È dimagrita; sbiancata. Non ha coraggio d'implorare pietà. Attende forse che io mi plachi. È una gran tortura per lei il dover fingere in casa, davanti alla servitù, davanti alle poche amiche, che è costretta a ricevere, come io le ho imposto.