— Perchè mi dite così? — ripeteva Carmelina. — Perchè mi dite così?

E gli alzava in faccia le grandi pupille stupite.

Sentiva un accento di minaccia immeritata, e ne aveva paura.

No, no! Egli non la minacciava, tradito dalla brutta voce cavernosa, dalla faccia giallastra, emaciata per la gelosia che lo disfaceva.

Avrebbe voluto vederla anzi allegra, sorridente, felice; e se le fosse sfuggito finalmente uno di quei gridi che soltanto la giovinezza e l'amore son capaci di trovare, oh, gliel'avrebbe pagato con tutto il sangue delle proprie vene! Nè gli sarebbe parso pagato abbastanza.

— Che hai insomma?... Mai un desiderio! Mai un capriccio!...

— Voi mi prevenite sempre. Che mi manca?

***

La mattina in cui le viscere, agitate a un tratto e insolitamente, rivelarono il mistero della maternità, Carmelina si scosse indignata contro di sè, quasi la sua volontà fosse stata complice, quasi da quel momento si vedesse già caduta in pieno possesso di lui, e si sentisse tiranneggiata nel più intimo del proprio organismo.