Per disgrazia, la letteratura è una cosa, la politica è un'altra. Politicamente tra francesi e tedeschi c'è un dissidio mortale. Spiritualmente, mai come oggi la cultura tedesca è stata assorbita e assimilata in Francia; se ne veggono i segni dappertutto, nella scienza e nell'arte. Chi da questo assorbimento e assimilamento volesse indurne che francesi e tedeschi siano avviati a darsi un abbraccio politico, direbbe una corbelleria.

La letteratura è come la religione; invade la immaginazione, il sentimento, ma diventa cosa pratica fino a un certo punto; mai più in là. Così noi, teoreticamente cristiani, praticamente siamo tali fino a un certo punto, e forse non andremo mai più in là.

È male, è cosa deplorevole, ma non possiamo impedire che sia così. In certi momenti, quando interessi tutt'altro che spirituali vengono in ballo, la bestia che dorme nel nostro organismo si sveglia a un tratto e ruggisce e sbrana e divora a dispetto di tutto e di tutti. I fratelli cristiani si ammazzano tra loro peggio dei turchi e dei selvaggi; le nozioni del tuo e del mio, i sentimenti di tolleranza, di libertà, di eguaglianza diventano belle parole e nient'altro, utili soltanto per darla a intendere ai semplici, agli sciocchi che si lasciano illudere facilmente.

Diciannove secoli di cristianesimo, di filosofia, di scienza, non hanno cavato un ragno dal buco, non sono riusciti ad ammansire un po' la bestia umana! Di addomesticarla non si può parlare.

Ora nei quelques travers a cui accenna il programma della Società francese per gli studi italiani — e che non sono di ces derniers temps, e non hanno origini così antiche che bisognerebbe andare a indagarle nelle tenebre preistoriche — quei quelques travers tra italiani e francesi riguardano la bestia, cioè la politica; e non c'è società di studi francesi e italiani che possano dissiparli. In questo caso: — Chi si guarda si salva, dice il proverbio.

Ma io tolgo la parola allo scontroso; non voglio impicciarmi di politica per conto suo. E siccome egli ha parlato di bestia ed ha citato un proverbio, aggiungerò soltanto che è bene non fidarsi troppo delle bestie; e che l'altro proverbio: — Il lupo cangia il pelo e non il vizio — non deve intendersi unicamente per questi poveri animali. E torno alla letteratura.

Oh, nessuno è più lieto di me che sia, finalmente, arrivato in Francia un buon quarto d'ora per gli scrittori italiani; ma ne sono lieto più pei francesi che per noi. Gli scrittori italiani insomma, rimangono quel che sono. Hanno valore? Riconosciuto o no dagli altri, questo valore non aumenta, nè diminuisce. Non hanno valore? E l'immeritata ammirazione sarà fenomeno effimero, senza importanza.

Mi fa gran piacere intanto che lo spirito francese abbia abbattuta un'altra barriera e varcato un altro confine intellettuale. Era eccessivamente esclusivo; troppo e orgogliosamente si lusingava e si compiaceva che poco o niente esistesse nel mondo fuori dei suoi poeti, dei suoi romanzieri, dei suoi drammaturghi. Ora invece può giustamente e diversamente inorgoglirsi, vedendo che il resto del mondo non ha lasciato passare nessuna forma della letteratura francese senza giovarsene, senza appropriarsi tutti i processi tecnici di essa, ma anche non senza aggiungervi qualcosa, non senza apportarvi qualche necessaria innovazione. E la letteratura italiana contemporanea gli darà probabilmente, per ragione di conformità d'indole e di tradizioni, maggiore elemento di orgoglio che qualunque altra.

Noi italiani abbiamo forse barriere da abbattere, confini da varcare, specialmente con la Francia letteraria? Se mai, abbiamo bisogno di ritrarci un pochino in casa nostra, per rifarci la salute con la sana aria paesana.

E poichè per la politica la Società degli studi francesi non approderebbe a niente, come a niente ha approdato in Francia la Società per gli studi italiani; poichè, per quel che riguarda l'arte letteraria, essa risulterebbe assolutamente superflua, conchiudo: