Il Cancelliere (additando i giudici). Li ha persuasi. Dormono.
Tesmoteta. Davvero? (vivamente all'accusato) Recita che il momento è buono.
E cade la tela.
Nella Sposa di Mènecle i caratteri sono disegnati e coloriti con garbo. Quel po' di convenzionalismo che qua e là si scorge non giunge a dispiacere; sembra un riflesso, un'eco della commedia menandrea arrivati a noi a traverso di Plauto e Terenzio, e passati un pochino pel Marivaux. Qualche volta il Cavallotti dimentica un po' i suoi greci, come nella scena X.ª dell'atto terzo, dove Aglae, pur fingendo, pur esagerando, se si fosse meglio ricordata della sua origine ateniese dell'anno secondo della 100.ª olimpiade, non avrebbe dovuto dire:
« Alla mia età, c'è qui dentro un cuore che batte, c'è un'anima che ferve, che soffre, che s'irrita, che ha bisogno del suo lembo di mondo e di cielo!... E quando la povera anima piange trovandosi al buio, quando piange perchè trovasi al chiaro... la si compiange! Bel conforto! tenetevelo. »
E infatti qui non c'è nota, non c'è richiamo di testo antico di sorta alcuna.
Note e richiami invece troviamo dove forse non erano necessari. Non occorrevano un testo di Alessandro e un altro di Euripide per giustificare questo dialogo:
Mènecle. E un amico come te...
Crobilo. Per tutti e dodici gli dei! Voglio credere!...
Mènecle. Val più d'un tesoro.