Eppure il Cavallotti ha cura di annotare:

« Meglio un amico sulla terra e innanzi ai nostri occhi che un tesoro sotterra e lungi da noi (Alessandro, Citarista fram. 3). Nulla è più prezioso di un amico sicuro: nè ricchezze, nè regno. (Euripide, Oreste, v. 1155). »

Il convenzionalismo drammatico apparisce, come ho accennato, più evidente nei lavori di soggetto moderno. Per la Lea, in un altro prologo a bastanza originale, che mette in scena parecchie macchiette di avventori del caffè del Teatro Manzoni di Milano — una specialmente caratteristica, quella di Fulvio, ameno e onesto boème a cui tanti vogliono bene, autore di libretti melodrammatici, sempre in cerca di cinque franchi o di un francobollo che gli fa più comodo invece d'un sigaro che gli viene offerto — il Cavallotti che ha profuso prologhi in azione o in versi, per la Lea dunque fa dire e dice:

Fulvio.

... Eh, mi sembra, scusa se mal mi appiglio,
Che il tema abbia la barba lunghetta un mezzo miglio.
La va, capisco, al modo di svolgerlo... e poi, se
Il tema è vero...

Autore.

È storico...

Fulvio (incredulo).

Storico?

Autore.