Non già che qui siano soltanto componimenti con contenuto dove la politica non faccia capolino e non lo invada intero con tutti i suoi sdegni, con tutte le sue ire, con tutte le sue contraddizioni; sarebbe quasi un miracolo, trattandosi di un uomo come il Cavallotti.
E a Giuseppe Garibaldi egli dirà:
Altra Italia sognavi! un'altra meta
Accarezzavi nell'ingenua testa!
Povero vecchio! il desiderio acqueta!
Ecco l'Italia dei tuoi sogni è questa!
Non pei suoi figli, tu ne' giorni rei
Dolce speravi d'una patria il vanto?
Vuota formola Italia or più non sei,
Tutto ora copri del tuo nome santo.
Guarda le nude, le tetre pareti!
Chiudono ancor le squallide dimore
I generosi, i matti ed i poeti...
Ma almen veglia alla porta il tricolore!
Ve' tra gli inermi, come un dì, si sbranca
Torma di sbirri per le dense strade!
Lavorano le daghe a dritta e a manca...
Ma almeno, almeno, son d'Italia spade!
Oh dolce orgoglio! Non più lo straniero
C'insulta nei cruenti parapiglia!
Le prepotenze son le stesse, è vero...
Ma almeno, almeno, son fatte in famiglia!
La forma non eleva l'ironia troppo volgare; e questo difetto fa pensare che gli Dei hanno voluto bene al poeta, evitandogli il pericolo di esser ministro e di trovarsi in circostanze che avrebbero permesso, a qualche altro non meno volgarmente, di ripetere che anche sotto il governo di lui altri generosi, altri matti ed altri poeti, o pretesi generosi, o pretesi matti e poeti, come si vorrà, avevano abitato le squallide dimore; che altre daghe non meno sbirresche avevano lavorato a dritta e a manca per le dense strade; giacchè la politica gioca simili e peggiori tiri ai suoi adepti, e non c'è abilità che possa evitarli.
Nella poesia Dijon, in morte del fratello Giuseppe, egli si lascerà sfuggire:
Oh, la notte che all'Alpi scoscese,
Solo, in vetta, sostando fra i geli,
Lungi il guardo oltre i limpidi cieli
Sospingevi la Francia a cercar