Fatto a l'orecchio la man riparo
Ansio ogni sillaba segue il vegliardo;
Or bieche lanciagli rampogne il guardo,
Ora par preghilo...: Per carità!

Ed egli s'infrena, s'infrena; e il Biancheri lo ringrazia sorridendo. Ma di là a poco, una forte scampanellata:

Allora... allora... dal cor profondo
Un non so cosa sal di molesto...;
E la man destra fa un certo gesto...
Come di cetra corde toccar.
Conclude in furia... finisce il fondo
De l'acqua e zucchero... poi corre via...

E infatti parrà di vederlo a tutti coloro che hanno assistito a qualcuna delle sue sfuriate parlamentari.

E per questa schiettezza di rappresentazione che ci mostra il poeta calmo, sorridente, in un momento di galanteria anzi di marivaudage, certe sue poesie minori, riunite nella parte IV appunto sotto il titolo di Sogni e Sorrisi, hanno probabilità di vita più lunga delle altre, anche perchè più accarezzate, in grazia forse della serenità del momento, dal lato della forma.

Oh, egli sa benissimo di essere stato un combattente, un agitato, un inesorabile; e la sua coscienza gli fa prevedere che neppur quando sarà morto i suoi avversari gli daranno pace! Ma egli protesta, e invoca l'amico Primo... perchè difenda la sua memoria dalle bieche ingiurie che tenteranno di sterpare i fiori dalla sua fossa:

Tu, che da questi carmi udirai
Note a te fremere pugne dal cor,
Tu al buon Tersite dirlo potrai
Se furon tinti del suo livor.

Tu che gli sdegni vedevi e l'ire,
E il giambo uscirne, beffardo suon,
Tu al buon Tersite lo potrai dire
Se vi eran lagrime nella canzon!

(A l'amico Primo...)

E quantunque questi versi siano del giugno 1879, non mi è parso inopportuno ripeterli come chiusa di questo scritto.