E il giudizio del Finzi, che il critico riporta e che io ignoravo, mi pare il più esatto che si sia dato intorno al poeta siciliano finora. Dirò subito la ragione. La poesia dialettale implica naturalmente l'idea della forma popolare. Il Porta e il Belli, due grandissimi poeti, lo hanno istintivamente capito e messo in atto. Il Meli, no. E quando dico forma, non intendo solamente la parola del dialetto, ma il modo di sentire e di concepire il soggetto. Il Porta e il Belli non hanno mai dato impronta letteraria alle cose loro; e questo costituisce il massimo loro pregio. Il Meli, invece, è raramente popolare, anche dove più la sua natura di poeta e l'argomento lo spingevano ad esser tale. Da ciò la meraviglia di coloro che accostandosi, timidamente, per la prima volta, alla lettura delle sue poesie, le trovano di più facile comprensione che non si erano immaginati.
Certamente il vocabolario del Meli è più vario e più ricco, se si confronta con quelli del Porta e del Belli; ma questo avviene perchè più di metà dei vocaboli che egli adopra sono siciliani fino ad un certo punto, o almeno non sono propriamente popolari; così le frasi, così il giro del periodo poetico.
A un siciliano di buon gusto, il Meli fa l'effetto di uno che traduca alla meglio per farsi intendere da coloro che capiscono soltanto il suo dialetto. L'affermazione pare enorme; un esempio la schiarirà. Ecco pochi versi, scelti a caso dall'Idilliu 1º:
Tacinu l'ocidduzzi 'ntra li rami;
Sula la cucuccinta, ch'era stata
La prima a lu sbigghiarsi, ultima ancora
Va circannu risettu pri li chiani:
Ed ora l'ali soi parpagghiannu,
Si suspenni 'ntra l'aria; ora s'abbassa,
Ripitennu la solita canzuna.
Tacciono gli augelletti in mezzo ai rami;
Sola l'allodoletta, ch'era stata
A svegliarsi la prima, ultima ancora
Va cercando ricetto per le piane;
Ed or con l'ali, a guisa di farfalla,
Si sospende nell'aria, ora si abbassa
Ripetendo la solita canzone.
Questa traduzione sembra l'originale. Si capisce sùbito che il poeta ha sforzato il dialetto, e che, scrivendo, aveva nell'orecchio un movimento ritmico disadatto alla natura di esso.
Si noti inoltre che ho scelto un passo dove il dissidio tra la forma e il concetto è meno apparente.
Ma questa discussione mi menerebbe troppo lontano e non potrebbe interessare tutti i lettori; mi basta averla accennata. Interesserà invece la figura del Meli quale risulta dalle pagine del signor Pipitone-Federico, che ha potuto usufruire di molti documenti recentemente pubblicati e ignorati fuori dell'isola.
Il titolo di abate che va inseparabile dal nome del Meli; molte sue poesie, piene di facile e amabilmente stoica filosofia, hanno dato origine alla creazione del personaggio fantastico d'un poeta gaudente, sensuale, adulatore, parassita. Si diceva: Il poeta ha adombrato sè stesso nella Cicala da lui cantata: