E questo senso di compassione e di tenerezza è tale che il lettore si accorge troppo tardi della parzialità del giudizio, dell'artificiosità dei mezzi di cui si è servito l'autore.

È una gran vittoria per l'artista. Ed è nello stesso tempo la parte caduca che il preconcetto ha infiltrato nel romanzo.

Bisogna però concedere qualcosa alle ragioni dell'arte. Questo mondo nuovo in creazione, in fermentazione (se pure è nuovo) occorreva metterlo in riscontro con quello che esso intende rovesciare; dargli un risalto tale da porlo in grande evidenza, e non soltanto nei tratti principali, ma anche nelle sue gradazioni, nelle sue sfumature. Guglielmo Froment troneggia su gli altri personaggi; carattere solido, tutto d'un pezzo a cui il sentimento o meglio la sentimentalità annebbia un momento l'intelletto, fino a suggerirgli l'idea di far saltare in aria la chiesa del Cuor di Gesù quando migliaia di pellegrini vi si affollano per una sacra funzione; ma cuor retto, animo capace di alti sacrifici, una delle più simpatiche figure che lo Zola ha messe al mondo.

Viene poi Maria Courturier, figlia d'un amico di Guglielmo, inventore di genio, che aveva sciupato il suo patrimonio in fantastiche scoperte. Guglielmo ha ricoverato in casa sua l'orfanella. Mente sana in corpo sano, ella ha ricevuto una solida istruzione ed è rimasta ingenua quanto bella.

È il simbolo zoliano della donna futura, di un ateismo tranquillo, con completa noncuranza del di là. E quando l'abate Pietro le confessa i tormenti della sua coscienza, il gran vuoto che gli ha lasciato nel cuore la perdita della fede, la disperazione di non sapere che cosa sostituire al Dio perduto, ella lo guarda stupefatta:

— Ma voi siete matto! — gli dice. — Disperarsi, non più credere, non più amare, perchè l'ipotesi del divino è crollata, e appunto quando il mondo ci si apre vastissimo davanti, con tutti i doveri della vita, con tante creature e tante cose degne di essere amate e soccorse, senza contare l'attività universale, dove ognuno ha un còmpito da eseguire! Ma voi siete proprio matto!.... Tornate con noi alla scuola della buona natura. Vivete, lavorate, amate, sperate!

Ella dice delle belle e dolci parole, ma fa anche delle belle ed umili cose; è una buona massaia, e si capisce facilmente come, per lei, l'abate Froment diventi l'operaio Pietro Froment.

Ma io mi occupo più del contenuto che della forma, e trattandosi di un'opera d'arte non sta bene.

Mi limiterò a dire che Parigi ha portato buona fortuna a Emilio Zola. Mai egli è stato così semplice, così spigliato, così efficace; mai ha mostrato meno di ora quell'impaccio, quella gravità richiesta e quasi impostagli dal suo metodo di composizione. Ha buttato via tutta la scoria; appena appena qua e là qualche accenno del suo simbolismo, ma fatto con garbo, senza calcar troppo la mano.

« Il sole, vicino al tramonto, dietro un roseo velo di nuvolette, dardeggiava Parigi, simile a un seminatore gigante che lanciasse da un punto a l'altro dell'orizzonte colossali manate di oro.