Io ho voluto dire soltanto questo: Emilio Zola ha ormai compiuto il suo dovere di cittadino. Coloro che egli accusava sono smascherati. « Qualcosa di più potente che la voce di uno scrittore, quantunque grande e famoso, la terribile eloquenza dei fatti, ha preso il posto di lui, e parla, anzi, tuona alla coscienza del popolo francese. Emilio Zola è passato in seconda linea. Questo non diminuisce punto la nobilissima parte da lui rappresentata... Ritorni all'arte e scriva quest'altra Debacle più spaventevole della prima. »
E conchiudevo:
« O tranquilla palazzina di Médan, ieri violata dalla volgare persona degli uscieri, umili strumenti di una giustizia, indegna di chiamarsi tale, quando aprirai a due battenti il tuo cancello al profugo artista?
« Allora veramente entrerà, assieme con Lui, nelle tue vaste sale la solenne vindice giustizia; ed ha un nome altrettanto nobile e santo: ella chiamasi l'Arte. »
Quando mai mi è passato pel capo di diminuire il valore del coraggioso atto cittadino del romanziere trasformatosi inattesamente in pubblico accusatore?
Quando mai mi è passato pel capo d'insinuare che Emilio Zola, così facendo, abbia voluto formarsi un piedistallo di questa questione, e che abbia preso il destro di afferrare quest'arma per servirsene a vantaggio suo e dei suoi?
Marius ha trovato proprio le tre righe per farmi impiccare: le ha strappate dal nesso logico del mio articolo, e ha impreso caritatevolmente a lavarmi quel lucido capo, che appunto per questa sua condizione non ne ha punto bisogno.
Se dire ad un artista, a un grande artista: Avete compiuto la missione che vi eravate imposta con generosità senza pari. I resultati della vostra lotta sono forse superiori a quel che voi vi attendevate. Ora, per attaccare a una gogna immortale coloro che han disonorato l'esercito francese e la Francia, scrivete un libro degno di voi, prendendo a soggetto i tetri e tragici fatti di cui siete stato testimone. « Mai còmpito di artista è stato più difficile e più tentatore: voi avete il poderoso petto che occorre per affrontarlo »: se dire questo a Emilio Zola significa fargli una ramanzina come a uno scolaro che ha trascurato il suo dovere, io lo lascio giudicare ai lettori della Tribuna, e mi rassegno anticipatamente alla loro sentenza.
Le tre righe incriminate da Marius volevano dire soltanto che l'opera d'arte, per la sua speciale natura, ha un valore assai superiore a qualunque nostro atto semplicemente morale. E citavo per ciò Voltaire e Calas.
L'opera d'arte infatti, anche quando non ne ha la precisa intenzione, è atto di alta moralità, di giustizia spirituale. Io accuso! Ma Emilio Zola, si può dire, non ha fatto altro in tutta la sua dignitosissima vita. I suoi ventitrè romanzi sono atti di accusa e di condanna nello stesso tempo; ed io non credo di ingannarmi dicendo che quando, nel lontano avvenire, e anche nel non lontano, non si parlerà più del processo Dreyfus e del coraggioso promotore della revisione di esso, i Rougon-Macquart, e Le trois villes con tutti i loro difetti, e non ostante questi, vivranno nella memoria degli uomini e continueranno ad accusare e a condannare il secondo impero e la seconda republica.