Io accuso! Emilio Zola lo ha lasciato trasparire anche troppo da tutta la sua produzione di romanziere, e qualche volta fin facendo sottostare le ragioni dell'arte alle sue convinzioni personali. La sua carriera di critico e di artista è stata una lotta incessante. Il conspuez Zola, prima che dalla gola della folla anti-semitica e reazionaria, era risuonato parecchie volte dalle colonne dei giornali per opera di articolisti che si affibbiavano la giornea di campioni della morale e dell'arte; e i rammolliti decadenti e i pretesi neo-spiritualisti avevano già ripreso a urlare quel conspuez anche dopo che gli altri si erano stancati.

Emilio Zola non si è minimamente commosso per questi incessanti attacchi, come non si è impaurito delle dimostrazioni della folla che minacciava non la sua opera d'arte, ma la sua vita.

La sua imperturbabilità di artista e di cittadino dimostra ad evidenza che egli non ha mai avuto bassi secondi fini.

Quella ricchezza che è venuta a lui per virtù del suo ingegno, egli l'ha messa a repentaglio spensieratamente per una causa che gli è parsa altrettanto nobile e santa quanto la sua opera d'arte. Se questa volta si fosse anche ingannato, le sue intenzioni non avrebbero potuto essere giudicate meno disinteressate e generose.

E perchè convinto di questo, non ho potuto lasciare senza risposta le parole dell'egregio Marius.

Al quale auguro in altra occasione una luna meno amareggiata da molte nuvole e una lampada di vagone meno fioca.


LA CHIMERA

Quando sento dire d'un giovane: — È serio, assennato, non ha chimere pel capo — subito mi domando: — Ma è proprio giovane costui? — Mi sembra impossibile: non so figurarmi la giovinezza senza chimere pel capo.