—… farei… così!
Lo spillone era penetrato senza nessuna resistenza fino alla capocchia….
Non diè un grido…. Travolse gli occhi e mi si rovesciò addosso, con un lieve sussulto per tutto il corpo.
Che cosa io abbia fatto dopo non so. Ricordo soltanto che passai la nottata presso San Domenico su la strada di Fiesole, seduto su un muricciolo, e che la luna inondava la campagna col suo pieno lume sereno, e che i grilli zirlavano tra le erbe dei prati attorno e che un cane abbaiava, a intervalli, lontano.
Ricordo che, a giorno alto, tornai a Firenze e che dovetti mettermi a letto con la febbre….
Volli leggere i giornali…. E vidi con stupore che nessuno di essi parlava dell'assassinio della bella signora russa in via Enrico Poggi.
Tre giorni dopo, non interamente guarito, mi levai da letto, e mi feci condurre colà da un fiacchere, senza dare indicazione precisa…. La via era silenziosa, come al solito; tutti i portoncini chiusi; tutte le persiane delle finestre o chiuse o socchiuse…. Nessun indizio che in quella via, in quella nota casa fosse avvenuta qualche cosa di straordinario.
Sapevo che gli assassini sentono una irresistibile attrazione verso i luoghi dov'essi hanno commesso un delitto, e pensavo: È vero! È vero! giacchè un vivo impulso mi dominava, un imperativo suggerimento mi diceva:
—Scendi dal legno!… Domanda a qualcuno…. Saprai!
E il terrore che mi invadeva non era quello di ottenere la certezza del mio delitto, ma l'opposto.