Suonai replicatamente al portoncino. Nessuno venne ad aprirmi.

Una donna che usciva dalla casa accanto si fermò a guardarmi esitante, poi mi disse:

—Sa? Non c'è nessuno.

—Abitava qui… una signora….

—È partita, da un pezzo. L'appartamento è sfitto.

—Da un pezzo?—domandai stupito.

—Eh! Da tre settimane, almeno. Mi sentii dare un tuffo al sangue…. E da quell'istante ho questo cerchio, qui, attorno alla fronte, e questi chiodi confitti nelle tempie….

Com'era possibile! Non l'avevo uccisa giorni addietro? Partita da tre settimane!… O dunque? In che modo io sono vissuto questi ultimi due mesi? In che modo tutto quel che vi ho narrato si è andato formando nella mia mente con la suprema evidenza della realtà? Io la ho vista… le ho parlato, ho udito la sua voce. È certo che ella abitava colà, in quel villino di via Enrico Poggi. È certo che io sono stato più volte in quel salottino azzurro….

Visitai la casa, col pretesto di prenderla in affitto…. Non c'erano più i mobili, niente; le dure pareti…. E c'era tuttavia il suo profumo, il profumo acutissimo di quelle sue sigarette…. Se non fossi stato colà altre volte, avrei potuto riconoscerlo?

Il guasto è qui, nel mio cervello…. Dottore, liberatemi da questo cerchio alla fronte!… Strappatemi questi chiodi dalle tempie!… Non voglio impazzire!…. È orribile!… Se non è morta, se ha potuto soppravvivere al colpo dello spillone conficcatole nel seno… è lei, la maga, che continua a tormentarmi!… Non crollate la testa…. È lei!… Che male le ho fatto? L'amavo!…. Oh! Immensamente!….