—Annegheremmo, abbracciati stretti… e addio!
—Sei diventata coraggiosa tutt'a un tratto?
—Avevo paura… per te. Giacchè ora dici che non c'è pericolo….
La guardai maravigliato e con un vivissimo impeto di gioia; di sollievo, dovrei dire.
Io credo che il viaggio di nozze sia, spesso, la prima e la più irrimediabile delusione della vita matrimoniale. Il passaggio dall'ideale fantasticato alla realtà è così brusco e così inatteso, che lascia un'orma profonda nell'animo, qualche cosa che forma poi l'infelicità delle due fidenti creature unitesi, forse un po' sbadatamente, per sempre.
Appunto in quegli otto giorni di vita di albergo, io avevo ricevuto dal contegno di Paolina, se non una cattiva impressione, un senso confuso di… di… non so come esprimermi. Insomma, mi era sembrato ch'ella mancasse di tenerezza, di abbandono, e che il suo spirito fosse più superficiale, più fanciullesco ch'ella non avesse mai lasciato trasparire in un anno di fidanzamento e di quasi quotidiana intimità. In certi momenti, sorprendevo in fondo al mio cuore un sordo e allora inesplicabile rancore contro di lei; e me ne indignavo come di un'ingiustizia verso la bella creatura di diciotto anni che io pretendevo diversa da quella che il sesso e l'età dovevano farla.
Non ero io assai più fanciullo e più leggero di lei, sentendo una specie di gelosia del mare che la invasava con la sua immensità? Non ero ridicolo?—sì, ridicolo—specialmente in quegli ultimi giorni, nell'accompagnarla alla marina con aria annoiata, musona e nel compiacermi di punzecchiarla, di canzonarla, di non nasconderle che la sua insaziabilità cominciava a sembrarmi indegna di lei?
—Avevo paura, per te!
Queste parole intanto erano state un'improvvisa rivelazione, soprattutto per l'accento con cui ella le aveva dette e per l'affettuosissimo sguardo con cui le aveva accompagnate.
Le presi il braccio, e poco dopo eravamo alla Marina in cerca di una barca e di un barcaiuolo che ci portasse a Ògnina, come Paolina aveva progettato.