Di cima al muraglione della panchina del Molo, spalancava i begli occhi neri su la immensa distesa del Jonio scintillante di sole, e non aveva parole, non gesti per esprimere le diverse sensazioni che la invadevano in quel punto. Ed io, osservandola, le invidiavo la gioia della novità di quelle sensazioni che stentavo quasi a comprendere, abituato ormai, sin da quando ero studente, alla vista del mare, quantunque nato, come mia moglie, in cima alle rupi di Troina nell'interno della Sicilia.
*
* *
La più profonda impressione del nostro viaggio di nozze era stata per
Paolina quello spettacolo; non finiva di riparlarne.
—Che cosa ti eri immaginato?—le domandavo, canzonandola un po'.
—Qualcosa di grande, d'immenso… e non sono arrivata alla realtà. Ora più lo guardo, più lo contemplo, e più vi scorgo particolari che da prima mi erano sfuggiti. Tu dici:—Il mare è azzurro come il cielo che vi si riflette.—Non è vero. Il mare è di cento colori, qua azzurro, là turchino, più in là violetto, più in là verde chiaro, verde cupo, giallastro, grigio, bianco…. di cento colori. Se non lo avessi visto, non lo avrei creduto. Ed ora che ho preso un po' di confidenza con lui…—soggiunse finalmente una mattina.
—Ah! Ti sei decisa!
—Sì, mi sono informata dalla cameriera dell'albergo: potremmo andare in barca fino a Ògnina e tornare, in poche ore, dopo aver fatto colazione colà.
—E se sopraggiungesse una tempesta?
—Non ridere di me!
—E se la barca si capovolgesse?