Partimmo un po' sballottati. Paolina mi guardava negli occhi quasi per scrutarmi, e poi guardava il barcaiuolo, che faceva forza coi remi per resistere agli urti crescenti delle ondate. Io cominciavo a impensierirmi per lei. Questa volta certamente il mal di mare l'avrebbe fatta soffrire.

La barca balzava, si avvallava, si rialzava. Sprazzi di spuma arrivavano agli orli di essa.

Tutt'a un colpo il mare diventò più agitato. Il barcaiuolo stentava a farci procedere; ansimava, sudava, guardava attorno, lontano, e scoteva la testa. Certi scogli a fior d'acqua, che io avevo notati nell'andare, non si scorgevano più, sommersi sotto le ondate che si succedevano fitte, accavallandosi, spumeggiando.

—Ah, Madonna Santa!… Ah, sant'Agata benedetta!—brontolava il barcaiuolo.

Non era incoraggiante; ma io mi sforzavo di sorridere a Paolina, e di farle animo con gli sguardi.

—Sangue di…! Corpo di…!—bestemmiava sotto voce il barcaiolo, come più il mare si faceva cattivo.

—Hai paura?—domandai a Paolina.

—No.

—Tienti forte al panchetto.

—Sta' tranquillo, non occorre.