—Sant'Agata benedetta!… Madonna delle Grazie!—tornava e brontolava il vecchio, che sosteneva male le spinte delle onde e non riusciva più a filar diritto.
—Badate!—urlai.
Al mio grido egli fece uno sforzo, accompagnato da due o tre energiche bestemmie, e così lo scoglio in cui stavamo per investire fu, fortunatamente, evitato. Io lo avevo scorto mentre le ondate, rovesciandosi dall'altra parte, lo avevan lasciato per un istante scoperto. Era uno di quelli a fior d'acqua, pericolosissimo.
—Che cosa è stato?—domandò Paolina.
—Niente. Appoggiate più a sinistra—soggiunsi, rivolto al barcaiuolo.
—Sarebbe peggio—rispose.—Aah! Aah! Aah!
E aiutava con la voce lo sforzo di tutta la persona.
Allora fui stupito di veder Paolina calma, sorridente, e di udirla, prima, canticchiare a mezza voce, poi cantare a voce spiegata, quasi gli sbalzi della barca fossero cosa aggradevole. Ora non ricordo più che cosa ella cantasse, ma ho ancora nell'animo l'impressione di quella voce limpida, ferma, che gettava in mezzo al rumore delle onde agitate una dolce melodia del Bellini, o forse piuttosto del Verdi…. Io dovevo farmi violenza per non farle capire che cominciavo a temere qualche pericolo con quel barcaiolo vecchio, mezzo sfinito, che alternava con maggior frequenza invocazioni alla Madonna e a sant'Agata e brutali bestemmie. Eravamo lontani mezzo chilometro dalla punta del Molo; e Paolina, terminata una melodia, aveva impreso a cantarne un'altra più allegra, più squillante, senza mostrar di curarsi della crescente violenza del mare.
La punta del Molo era affollata di gente che pareva seguisse ansiosa con gli occhi la nostra barca lottante contro le onde.
—Vira, vira più al largo!—udii gridare.—Forza! Coraggio!