A GUELFO CIVININI.
D'accordo, Aldo Sàmara e la sua fidanzata avevano rinunziato al loro viaggio di nozze.
Èlvia era stata lietissima di veder accettata la sua proposta. Le repugnava quell'andare a disperdere per gli alberghi, sotto gli sguardi importuni dei camerieri e dei viaggiatori, le prime dolci impressioni della loro vita di sposi.
Aldo Sàmara, che per una strana serie di circostanze non aveva fin allora potuto effettuare il suo sogno di visitare Venezia, si era proposto di associare il ricordo della fantastica città con quello del giorno in cui avrebbe raggiunto il più elevato scopo della sua esistenza; e per ciò aveva mostrato un po' di esitazione nell'acconsentire a una proposta che gli sembrava raffermasse quella specie di fatalità dalla quale gli era stata più volte impedita la sua partenza per Venezia quasi sul punto di chiudere le valige o di avviarsi per la stazione.
—Ti dispiace?—aveva detto Èlvia.
—Oh, no, se fa piacere a te!
—Venezia è sempre là, non ce la porta via nessuno—avea soggiunto
Èlvia sorridendo.—Potremo andarvi dopo.
—Non sarà la stessa cosa.
—Sarà forse meglio. Saremo meno assorti, meno distratti nell'ammirarne le bellezze.
—Hai ragione…. Hai sempre ragione!… Però….