—Non sgridarmi; avevo paura.
—Ancora?—egli esclamò, fingendo di mostrarsi un po' in collera per questa debolezza femminile.—Intanto che tu ti vesti—poi soggiunse—scendo a fumar un sigaro all'aria aperta. Ti mando Nannina.
Non aveva potuto cavar nulla di bocca ai mezzadri. Quando essi avevano preso quella mezzadria, la villa stava chiusa e abbandonata da un pezzo.
—Giacchè i padroni non se ne curano, perchè non abitate le stanze superiori?
—Queste a terreno, capisce, sono più comode per noi.
—E dite, prima di me e della mia signora, nessun altro ha preso in affitto la villa?
—Sì, quattro anni addietro, due forestieri, un vecchio con la figlia, bellissima creatura, che volle andar via dopo una settimana.
—Perchè?
—Lo dissero forse; ma chi li capiva? Scapparono quasi, brontolando, facendo certi gesti! Già quel vecchio doveva essere mezzo matto. Andava attorno da mattina a sera, raccogliendo erbacce, riportandone a casa mazzi, fasci interi. La figlia dipingeva.
La giornata passò tranquilla. Èlvia ed egli avevano quasi dimenticato le tristi impressioni della sera avanti, perchè le stanze illuminate dal sole, assumevano durante il giorno aspetto gaio. Ma la sera, dopo il tramonto, sembrava si trasfigurassero; e non valeva l'accendere molti lumi. Qualcosa d'indefinibile, d'inesplicabile vibrava dalle pareti, dagli oggetti; si sarebbe detto anche dall'aria che vi circolava.