—Perchè?—domandò, stupita.
—Ti sei lasciata sorprendere dal sonno—balbettò Aldo per non spaventarla.—Volevo metterti a giacere sul canapè.
Èlvia non si rammentava di niente. Che cosa avea visto? Aldo non glielo domandò. Ma egli era ormai certo che in quella villa era dovuto accadere qualche terribile tragedia rimasta ignorata. Le pareti vibravano terrore. Si sentiva sopraffare anche lui dalla misteriosa forza ogni giorno più. Sarebbe soggiaciuto alla catalessi pure lui?
Con sua grande meraviglia, quella sera Èlvia fu tranquillissima. Non mostrò di sentire nessuna impressione di paura durante la cena nè dopo. Fu anzi più allegra del solito; se non che, tutt'a un tratto, nell'alzarsi da tavola domandò:
—Dimmi: dove ho letto o dove ho veduto rappresentare….
—Che cosa?
—È strano!—ella esclamò dopo breve pausa.—Mi torna in mente una scena di non so più qual dramma, di non so più qual capitolo di romanzo…. Come mai mi ritorna in mente così viva, così fresca, quasi l'avessi letta recentemente o veduta rappresentare?
—Quale scena?
—Mah!… È strano! Mi sfugge…. Di quel marito che ordina alla moglie creduta colpevole:—Punisciti da te stessa!—E lei non vuol morire di veleno nè di pugnale… E vorrebbe gridare, chiamare aiuto; e urta agli usci chiusi a chiave, e picchia alle imposte delle finestre inchiodate… e perde la parola e muor di terrore davanti all'inesorabile marito, che l'ha condotta in una villa lontana!… Dove ho letto questo? O dove l'ho veduto rappresentare?… È strano! È strano!
—Lascia andare!—la interruppe Aldo.—Dimmi piuttosto un'altra cosa:
Non ti sei già annoiata di star qui?