—No. E tu?
Quell'inatteso fenomeno di serenità mise in maggior sospetto Aldo Sàmara. Gli parve di vedere la sua Èlvia in balìa delle misteriose forze spadroneggianti nelle stanze superiori della villa abbandonata, e volle sottrarla e sottrar se stesso al loro occulto potere.
Tornàti a Roma, egli soffrì per qualche tempo l'irragionevole ossessione di una malefica influenza che avrebbe nociuto a tutti e due; ma, dopo alcuni mesi di chiusa ansietà, ebbe a convincersi perfettamente che si era ingannato.
Soltanto, accadde—due o tre volte, a lunghi intervalli,—che Èlvia ripetesse, come quella sera:
—Dimmi: Dove ho letto…. O dove ho visto rappresentare?… È strano!
È strano!
Da allora in poi, Aldo Sàmara ha riletto più volte il libro di quei due scienziati inglesi, e metterebbe la mano sul fuoco per attestare che essi hanno ragione.
UN CONSULTO
AD AMILCARE LAURIA.
Vedendo entrare il dottore, la bella signora si era alzata dalla poltrona dove stava abbandonatamente sdraiata da un pezzo, in attesa.
Vecchio amico di casa, egli le accennò sorridendo di non muoversi e affrettò il passo verso di lei che gli stendeva le mani.