—E forse—soggiunse Punzi—l'hai fatta perdere a un altro!

—Mi è rimasto nella memoria l'idolo giapponese che ci guardava da quell'angolo con gli occhi di vetro enormemente spalancati, nelle cui pupille si riflettevano le fiammelle colorate dei lumi, e non ho potuto dimenticare le ultime parole di miss Nelly, quasi un singhiozzo:—Sempre tardi!—

—Sempre tardi?… Perchè?…

—È il segreto di quell'anima dolorosa, ed io non ho ardito di domandarle una spiegazione. Sempre tardi! Potrebbe essere il motto di tante buone creature di questo mondo. Motto esplicativo di mille oscure tragedie della vita, non meno triste, anzi assai più triste di quelle che finiscono con un veleno o con un colpo di pistola; tragedie che tormentano lunghe esistenze, e non hanno neppure il compenso di destare interesse e commozione attorno a loro.

—Magro compenso!—esclamò Punzi.

—Dopo, quando miss Nelly non era più qua ed io non sapevo dove poter rintracciarla, ho sentito schiudersi nel mio cuore il germe nascosto di un affetto che avrebbe dato certamente un altro indirizzo alla mia vita. Ed ora che la so morta a Calcutta….

—È morta?

—Lo ignoravi?… Ora mi par di avere qualche cosa che mi si imputridisca nel cuore e vi spanda miasmi deleteri.

—Oh, rassicùrati!—fece Punzi.—Vita mors est, et mors vita, ha detto qualcuno.

DOLORE SENZA NOME