—Come gli altri; quantunque….

—Lo so; tu pensavi seriamente al matrimonio e volevi sceglier bene. Io, convinto che nel matrimonio tutto è caso, intendevo di lasciare che l'avvenimento, se mai, si compisse senza che dovessi metterci nè sale nè pepe. E poi, in quella baraonda di serate, mi sembrava che neppur le ragazze facessero sul serio; e rammentando una maccaronica antifona del vecchio prete mio professore di latino, ripetevo spesso, osservando gli altri:—Canzonare te, canzonare me, Virgo sacrata!—Miss Nelly e sua cugina Jane però erano un'eccezione tra la folla. Jane, bellissima, con la sua eccessiva rigidezza britannica teneva un po' in distanza i corteggiatori; in miss Nelly, invece, si scorgeva poco o niente d'inglese, cioè soltanto una dignità semplice e schietta che imponeva rispetto. Si capiva, avvicinandola e conversando con lei, che si aveva da fare con una signorina per la quale le parole significavano precisamente quel che volevano dire e non altro. Non si potevano adoperare sottintesi o esprimere leggermente sentimenti che erano piuttosto madrigali senza costrutto, o complimenti, o adulazioni, o maliziose canzonature da produrre lievi conseguenze. Per ciò miss Nelly era diventata prestamente la mia preferita; mi sembrava di sentirmi in ogni cosa all'unisono con lei. Mi piaceva soprattutto quella sua dolce gaiezza di spirito…. Ma già io te ne parlo come se si trattasse di persona a te ignota.

—Stavo per dirtelo. Insomma, che cosa rispondesti quel mercoledì?

—Passai parecchi giorni in un torpore strano, quasi volessi evitarmi la fatica di ricercare in fondo all'animo la risposta da dare. Evidentemente non ero innamorato, e sentivo dispiacere di non esser tale. Miss Nelly mi ispirava una gran simpatia, ma non aveva ancora operato così intensamente sul mio cuore da darmi la chiara coscienza che ella fosse per me qualche cosa di più di una amica o di una persona con cui avrei voluto passare insieme alcune ore della giornata. Non mi trovavo maturo da decidermi a legarmi con lei per tutta la vita. E poi, c'erano davvero circostanze di famiglia che non mi avrebbero permesso di prendere impegni per un tempo lontano, senza contare che i fidanzamenti a lunga scadenza mi sono sempre stati odiosissimi. Eppure avrei voluto ch'ella avesse atteso ancora prima di mettermi alle strette con quella domanda e con le gravi parole:—Affido il mio avvenire alle vostra mani!—Chi sa? Tra qualche mese, lasciando che gli avvenimenti operassero da sè, forse, mi sarebbe stato facile risolvermi secondo quel che ella sembrava desiderasse…. Ma in quei giorni, no; e non volevo mentire. È vero, pur troppo, che spesso, una parola, una sola parola inopportunamente pronunziata influisce senza rimedio su la intera esistenza di una persona. Tu ti sei consolato facilmente.

—Non ho detto: facilmente.

—In ogni modo, ti sei consolato; io invece rimpiango ancora quel che ho perduto. Il mercoledì, dunque, mi avviavo verso casa Olgani senza che io sapessi precisamente quel che avrei dovuto dire a miss Nelly, o almeno senza sapere in che modo avrei potuto formulare la mia risposta. Non volevo mentire e non volevo neppure chiudermi ogni via di riprendere quell'argomento nel caso che le circostanze mi avessero, un giorno, permesso di dirle:—Restate!—o qualunque altra parola equivalente. Entrando nel salotto, una rapida occhiata in giro mi aveva consolato; miss Nelly non c'era.—Può darsi che non venga!—pensai…. Ma proprio in quel punto ella appariva su l'uscio preceduta dalla cugina. Le corsi incontro, come chi affronta coraggiosamente un inevitabile pericolo, e le dissi:—Siete in ritardo!—Mi guardò negli occhi, seria, quasi maravigliata di udirsi dire quelle parole. E durante la serata mi sembrò che volesse evitarmi. Uscendo di casa Olgani, qualcuno della comitiva propose una passeggiata al Colosseo. Ci avviammo. Le offersi il braccio. La serata era bellissima; le viuzze che conducono colà quasi deserte. Durante il tragitto, Jane era rimasta a fianco della cugina troppo ostinatamente, contro il solito; pareva che lo facesse a posta, d'accordo con lei. Ma io manovrai in maniera da restare isolati per alcuni istanti. Avevo riflettuto: È naturale che miss Nelly non si mostri impaziente di ricevere la mia risposta; ora spetta a me d'aver premura di darla.—Dunque—dissi, e si vedeva bene che non sapevo come cominciare a parlare—quella vostra amica ha un progetto…. per voi? Io vi sono gratissimo….—Ah!—ella esclamò.—Non ne ragioniamo. L'altra sera mi sono sfuggite parole incoerenti. Scusate. Non val la pena di tornarci su.—Perchè?—È inutile; ho deciso di partire. L'invito è così affettuoso, così pressante…. E poi… ho bisogno di aria nuova, di un po' di campagna. La villa della mia amica è in mezzo a una gran foresta….—Parlava lentamente, con tono severo. Non osai d'insistere, mortificatissimo. Poco dopo, sotto gli archi del Colosseo, appena ella si staccò dal mio braccio, mi parve che qualche cosa di decisivo fosse avvenuto per me.

—È tutto?

—No. Tre mesi dopo ella era già ritornata. Ma durante quei tre mesi, io avevo commesso la stupidaggine di lasciarmi adescare—misteri del cuore!—da…. Non importa che tu sappia da chi, perchè anche questo è un avvenimento ormai passato, quantunque abbia lasciato dolorose tracce nella mia vita. Avevo riveduto miss Nelly, fuggevolmente. Facevo rare e brevi apparizioni in casa Olgani. Tre sere avanti l'onomastico di sua madre, miss Nelly aveva avuto la precauzione di rammentarmi quella data; io non avrei potuto mancare alla festa senza mostrarmi scortese. C'eri anche tu quella sera.

—E appunto allora—lo interruppe Diego Punzi—io mi convinsi che nel cuore di miss Nelly non c'era più posto per me. Vi eravate rifugiati nel salottino in fondo, così stranamente illuminato con piccoli globi a colore…. Vi avevo visti sparire e non avevo resistito all'ansietà di sorprendere—ho vergogna di confessartelo—una parola, un gesto che potesse confermare il mio sospetto…. Eravate seduti in un angolo…. Non vi accorgeste di me…. Fu un istante…. Tu stavi a capo chino, con le mani strette accoste al mento e miss Nelly si asciugava gli occhi….

—È vero.—Ho bisogno di parlarle—mi aveva detto sotto voce. E con la scusa di mostrarmi un idolo giapponese, regalo di suo fratello alla mamma, arrivato da Lione il giorno avanti, mi aveva condotto nello strano salottino, dove quei piccoli lumi con globi a colore diffondevano fantastica luce attorno all'idolo istallato in un angolo su una specie d'altare.—Sono stata troppo dura e inconsiderata con voi—disse.—Volevo chiedervene scusa per lettera da Kiel; me n'è mancato il coraggio.—Eccesso di delicatezza da parte vostra—risposi.—Lasciatemi parlare—continuò.—Avevate ragione. Allorchè una donna dice a un uomo quel che io ho osato di dire a voi l'altra volta, merita anche una risposta peggiore di quella che voi mi dèste…. Ma io ero turbata da un'illusione; credevo che il mio contegno v'impedisse di aprirmi l'animo vostro, e pensai di porgervi un mezzo per vincere il ritegno che vi faceva indugiare. Mi attendeva uno scatto…. Invece, voi foste glaciale, riserbatissimo. Quando, il mercoledì appresso, già stavate per parlare…. Oh, avevo sofferto tanto in quei giorni di intervallo! Mi ero sentita così avvilita, così offesa dalla vostra inattesa esitazione!…. E v'interruppi bruscamente, con la malvagia volontà di prendermi una rivincita…. Vi prego di perdonarmi; sono stata perversa. Me ne pentii quasi sùbito. L'orgoglio ci fa commettere tante cattive azioni!—Ma niente affatto!…—Sì, sì!… Ditemi che mi avete perdonato,… che mi perdonate! Io non ho saputo indovinare quale sarebbe stata la risposta che stavate per darmi. Se fosse quella che mi ero lusingata di ricevere….—Ah, Nelly!—la interruppi, prendendole le mani che ella abbandonò tra le mie.—È stata una disgrazia! La mia risposta non era, forse, quella che io avrei voluto darvi e che voi desideravate, ma non tale però da precluderci l'avvenire; mentre oggi….—Non mi resse l'animo di andare innanzi. Vidi riempirsi di lagrime quei begli occhi che mi fissavano con vivissima ansietà, e le sue labbra, improvvisamente impallidite, agitarsi per balbettare:—È dunque vero…. quel che mi hanno detto?—Non voglio ingannarvi, non posso mentire; sarebbe pietà troppo crudele, e indegna di voi e di me.—Ella pianse un po' in silenzio. Estremamente commosso, io la pregavo di frenarsi. Se qualcuno fosse venuto a sorprenderci?—La colpa è stata mia!… Debbo scontarne la pena!—ella disse, asciugandosi lestamente gli occhi, e facendo sforzi per rimettersi. Io potevo padroneggiarmi a stento. In quel punto ho capito come mai un'onesta persona possa talvolta lasciarsi indurre a commettere un'inesplicabile infamia. Pensavo all'altra, avevo il cuore, o meglio, i sensi invasati dall'altra, che fidava nella mia parola come io fidavo nella sua, e intanto ci mancò poco, assai poco, che io non mi lasciassi lusingare dalla circostanza di giocare una partita doppia con lei e con miss Nelly. E, guarda stranezza della vita! avrei fatto bene. Per comportarmi onestamente, mi sono, forse, lasciato scappar di mano la felicità!