E come quella figura ancora informe sembrava soffrisse orrendamente per l'inane sforzo contro la inesorabile fatalità che la teneva impigliata nell'umido blocco di creta dove si disegnavano appena le curve del seno, del ventre e delle anche, così egli sentiva, ora, di soffrire quanto non aveva mai sofferto, quasi pure il suo spirito si dibattesse impacciato da nodi interiori e non potesse liberamente trasfondersi in quell'opera, che ormai aveva il fascino delle cose vietate o stimate impossibili a esser raggiunte e, ciò non ostante, desiderate e rincorse con indomabile ardore.

Immenso fu poi il suo stupore la mattina in cui si accorse che il sentimento di profonda tristezza dal quale veniva torturato da una settimana, non riguardasse se stesso e la inettitudine di raggiungere la giusta forma della sua opera d'arte, ma fosse invece vivissima partecipazione al disperato dolore di quella figura che cominciava a sembrargli persona viva, forse—egli aveva voluto darsi una spiegazione del fenomeno—per l'intensa e lunga contemplazione che gli faceva scorgere nell'opera non finita di abbozzare l'espressione che gli stava in mente e che avrebbe dovuto animarla se egli fosse riuscito a modellarla fortemente.

—Ma non riuscirò!—sospirava.

Gli sembrava anzi di aver già commesso un delitto, condannando la bellissima creatura—Dove l'avea vista? Come l'aveva conosciuta?—all'ineffabile tortura di quell'atteggiamento da cui egli più non si sentiva capace di liberarla. E quest'idea, dapprima pàrsagli sciocca o pazza, lo penetrava ogni giorno più, gli dava un senso di rimorso, che però non era senza mistura di compiacimento, giacchè non a tutti poteva accadere un caso uguale; ed esso indicava una forza, un potere intelligentissimo in colui che era arrivato, sia pure inconsapevolmente, a quel tentativo.

E per ciò egli tornava tuttavia a chiudersi nello studio di buon'ora e ne usciva a sera tarda. Ma chi avesse potuto osservarlo ritto davanti al bozzetto, con gli occhi fissi in esso, e che guardavano e non vedevano, distratti da qualche oscuro fascino dal quale veniva interrotta la corrente di impressioni tra i sensi e lo spirito; chi avesse potuto osservarlo, specie in quegli ultimi giorni, quando stesa la mano verso la figura con un briciolo di creta su la punta dell'indice, egli si arrestava esitante con un tremito nel braccio, quasi temesse di compire una profanazione posando quel briciolo sul nudo corpo della formosissima donna, quantunque la modellatura ne fosse rimasta più accennata che sviluppata; chi lo avesse, finalmente, osservato nei lunghi intervalli di sosta, buttato sul canapè, col viso contratto, con le mani brancicanti la stoffa di esso in atto di strapparla, non avrebbe mai immaginato che il giovane artista avesse perduto la giocondità di spirito, con cui riusciva gratissimo nei ritrovi e nelle relazioni sociali, unicamente perchè la mancata creazione artistica gli dava la pazza convinzione che una creatura umana soffrisse nell'opera sua.

—Dove l'aveva vista?… Come l'aveva conosciuta?—se lo domandava spesso e inutilmente.

Quella mattina, avviatosi per lo studio, aveva indugiato davanti a una vetrina di acqueforti moderne e di riproduzioni fotografiche di capilavori di pittura.

—Ah!… Sei vivo?

E sentì afferrarsi un braccio dalla poderosa mano dell'amico che lo apostrofava con quelle parole.

—Che fai? Lavori almeno, o ti sei perduto anche tu dietro qualche gonna, come l'imbecille di Dorini?