—Lasciami stare!—rispose Vittorio D'Arèba.
—Scoraggiamenti dunque? Tanto meglio. Soltanto gli sciocchi sono contenti di loro stessi.
—Se tu sapessi quel che mi accade!
—Quel che accade a tutti e che ognuno di noi suppone caso speciale, eccezionale…. Sentiamo!
Giulio Nolli soleva parlare così, con aria tra autorevole e beffarda, che lasciava incerti coloro che non ne conoscevano la vasta cultura e il fine ingegno di critico d'arte, s'egli fosse un gran pedante o un pallone gonfiato di vento.
Vittorio D'Arèba, che ne apprezzava moltissimo i giudizi e i consigli, a quel Sentiamo! si scosse, pentito di essersi lasciato scappar di bocca un principio di confidenza che sarebbe stato assai scortese interrompere.
—Può darsi—rispose.—Tu forse non lo crederai, tu che non stimi, come tanti altri, che la facilità d'esecuzione sia tra le qualità inferiori dell'ingegno artistico (e spesso ti sei compiaciuto di rallegrartene con me) tu non crederai che io stenti da un mese e mezzo a tirar innanzi… una cosina da niente… una figura di donna in vigoroso atteggiamento. Mi è apparsa così davanti agli occhi, mi sta fissa così davanti agli occhi, meglio di un modello reale… e intanto….
—Chi sa che concetto, chi sa che simbolo ti sei messo in testa di esprimere! Giacchè ormai anche voialtri scultori volete contribuire al benessere sociale, alla civiltà, all'emancipazione delle plebi…! E, col pretesto del concetto e del simbolo, fate brutte statue inguardabili o non riuscite a farne neppure brutte.
—Niente affatto, caro mio. Ho veduto, meglio, ho fantasticato, o, meglio ancora, mi si è presentata improvvisamente all'immaginazione questa figura che…. che non so dirti che cosa voglia esprimere con quel suo doloroso atteggiamento; e mi son messo subito ansiosamente a ritrarla, a eseguirla. Credevo di sbrigarmene in due o tre giorni; e son là, da un mese e mezzo, non sapendo come finir di abbozzarla, di abbozzarla soltanto! Questo stranissimo fatto mi ha talmente impressionato, che in certi momenti—non stralunare gli occhi!—mi par d'impazzire.
—Eh! Eh!