—Perchè l'immaginazione mi fa vedere tanta vita in quella figura di donna, da darmi un pungentissimo senso di pena, quasi….—non stralunare gli occhi!—quasi io non mi trovi davanti a un'incompiuta opera d'arte, ma assista, impotente di soccorrerla, al martirio di una creatura umana attratta in un agguato per colpa mia.

—Eh! Eh! Bisogna vedere questo miracolo!

—Quest'infamia, dovresti dire. Mi vergogno di me. Sono incretinito!…. Sto per smarrire la ragione!

—Il primo caso è più probabile.

Ma un'affettuosa stretta di mano fece capire a Vittorio D'Arèba che il suo amico scherzava.

Il giovane scultore si schermì un pezzo contro le insistenze del critico d'arte che voleva accompagnarlo a ogni costo allo studio; alla fine si arrese.

—Mi saprai consigliare.

—Non occorrerà.

Giulio Nolli si arrestò, increspando le sopracciglia, alla vista del bozzetto e, con grande stupore dell'artista, rimase lungamente assorto a contemplarlo da tutti i lati, senza punto curarsi dell'ansietà con cui quegli doveva attendere il responso di lui.

—Oh! È un portento!—esclamò all'ultimo il Nolli.—Hai fatto il tuo capolavoro. Non farai niente di meglio in avvenire, te lo dico io.