Qualche settimana dopo, don Lucio stupiva di veder in tavola uno di quei famosi dolci, pretesto di liti e di bronci tra loro.

—Come mai? Sei ammattito?

—Me l'ha regalato la Badessa, per ringraziarmi di un servizietto.

Don Rocco ne prese appena una fettina e lasciò che il fratello mangiasse golosamente tutto il resto.

La settimana appresso, nuovo dolce.

—Come mai? Regalo anche questo?

—Mangialo, e non badare ad altro.

Don Lucio non se l'era fatto dire due volte e non si era accorto che il fratello avea dimenticato di gustarne un pezzettino.

Egli osservava, con maraviglia, quel mutamento di contegno e avrebbe voluto trovarne la ragione. Don Rocco ora non lo contradiceva più, anzi preveniva i suoi desideri; e siccome il gran debole di lui erano i dolci, egli non ardiva, ogni volta che ne trovava uno in tavola, domandare al solito:—Come mai?—Lo mangiava zitto zitto, ma un po' impensierito. Suo fratello doveva essere vicino a morire, se si mostrava cambiato tanto e quasi tutt'a un tratto!

Da un mese e mezzo, nessuna lite, nessun'ombra di broncio tra loro. Don Lucio si vedeva guardato con una specie di tenerezza compassionevole e s'inteneriva alla sua volta. Ne aveva fin parlato nella farmacia del Gobbo, ripetendo:—Mio fratello morrà presto, non lo riconosco più!—