—Sfido! È la stagione.
E così quel lunario era divenuto tra i due fratelli una delle tante occasioni di dissensi, quasi ne mancassero tra loro, a cominciare dalle discordanze che si era compiaciuta di produrre tra essi madre Natura.
Don Lucio passava i due metri di altezza: don Rocco era nàchero.
Magro, vestito sempre di nero, col gran palamidone miracolosamente conservato quasi nuovo, da una dozzina di anni, a furia di spazzole e di cure meticolose, con la tuba ricambiata ogni tre anni, e la grossa canna d'India corrispondente alla statura, don Lucio aveva una gravità di aspetto e di modi da ingannare chi lo vedeva la prima volta avanti di sentirlo parlare. L'illusione spariva appena egli apriva bocca. Siete più bestia di quanto siete lungo!—gli diceva spesso il dottor Lepiro nella farmacia del Gobbo. E non aveva torto.
Basso, tondo, roseo di carnagione, con la pancia sporgente su le gambine un po' curve come quelle di un cavallerizzo, con gli occhi azzurri ma stupidi e la fronte mangiata da capelli folti ed irsuti, don Rocco faceva capire subito quanto poco cervello dovesse essere dentro quella testa piccola a foggia di pera; esso aveva la discrezione di parlar poco e di parlare soltanto di cose di campagna. Mentre don Lucio se la spassava tra il Casino e la farmacia del Gobbo, spropositando di politica e di cose municipali, egli badava alle seminagioni, alla raccolta del grano e degli ulivi dei due possedimentucci che formavano il loro comune patrimonio, e non aveva tempo di occuparsi delle sciocchezze di cui s'interessava tanto suo fratello e che lo rendevano ridicolo.
Don Rocco però era l'amministratore e teneva a stecchetto il fratello che non guardava molto pel sottile nello spendere qualche paio di lire, di tanto in tanto, per certe leccornie ch'egli ordinava alle monache del Monastero vecchio famose pei dolci. A don Rocco quelle poche lire sembravano gran sciupìo: egli solo sapeva quel che ci volesse per metterle insieme. E così al dolce si mescolava sempre per don Lucio l'amaro di una lite a tavola, e il broncio di don Rocco che durava parecchi giorni.
Quell'anno l'almanacco del Barbanera era arrivato appunto dopo una di queste liti, in giorni di broncio, e don Rocco, che soleva comunicare al fratello le predizioni, aveva spinto la dimostrazione del suo malumore fino a nascondere sotto chiave l'almanacco, perchè don Lucio non potesse leggerle neppure nell'assenza di lui.
Don Lucio, che era anche piccoso, gli aveva domandato:
—Che cosa predica l'Astrologo per l'anno nuovo? La prossima fine del mondo?
Don Rocco, guardatolo compassionevolmente, non gli aveva risposto nulla.