E sentiva dentro di sè tutta l'angoscia di quel dolore senza nome, che intanto gli si trasformava—prodigio dell'arte!—in infinita dolcezza.
L'INGENUITÀ DI DON ROCCO
A GRAZIA DELEDDA.
Dall'anno che gli avevano fatto nascere il dubbio che l'edizione del Barbanera da lui comprata era falsa—e don Rocco Aragona aveva dovuto convincersene perchè di tante predizioni di guerre, di disastri di terra e di mare, di morti di regnanti, terremoti etc., non se n'era avverata neppur una!—egli aveva usato la precauzione di farsi spedire l'almanacco dall'editore di Fuligno, raccomandato: e il giorno che il postino gli recava a casa il grazioso volumetto con la copertina azzurra, era proprio una festa per don Rocco, che si metteva subito a leggere le predizioni, unica cosa di cui s'interessasse.
Il Barbanera gli arrivava ordinariamente verso i primi di novembre, ed egli stava in ansiosa aspettativa fino a' primi mesi dell'anno nuovo, rileggendo di tratto in tratto, le terribili pagine che annunziavano tutti i guai dell'annata, mese per mese, e che, secondo lui, non mancavano mai di avverarsi.
La sua fede nell'astrologo disegnato sul frontispizio era straordinaria.
Ogni volta che suo fratello don Lucio, a desinare o a cena, gli riferiva la notizia letta nei fogli in Casino, don Rocco scattava:
—Barbanera lo aveva predetto!… Terremoto?
—Ma non dice dove—rispondeva don Lucio ridendo sarcasticamente.—A questo modo faccio l'astrologo anche io!
—Barbanera li aveva predetti!… Disastri in mare?