Ero geloso, sì, stupidamente geloso, irragionevolmente geloso; ma non doveva ella intendere che la mia gelosia proveniva da eccesso di amore?

Lo ha compreso e per questo taceva? No, amico mio; lo avrei indovinato. Quella sua anima è rimasta un tetro mistero per me.

Me la veggo sempre dinanzi, bianca, esile, con gli occhi azzurri limpidi e luminosi che sembravano un lembo di cielo sorridente; con le labbra leggermente rosee, che conservarono fino all'ultimo la loro freschezza simile a quella di un fiore umido di rugiada; con la espressione di dolcissima grazia, che dava alla sua persona l'apparenza di una creazione di arte più che di terrena realtà. Ed ho sempre nell'orecchio il suono della sua voce, le inflessioni della sua parola che si modulavano in deliziosa melodia, e mi commovevano e mi turbavano come una carezza spirituale anche nei momenti più spietati delle mie gelose irruzioni; e all'idea che ella ha potuto sopportare rassegnatamente le torture che le ho inflitto per due anni, ora per ora, giorno per giorno, incessantemente, raddoppiando tanto più la mia ferocia quanto più la vedevo docile, rassegnata a quella tortura, e senza che io abbia mai potuto scoprire quali sentimenti si nascondessero sotto così incredibile docilità, sotto così inesplicabile rassegnazione, sento vacillarmi la ragione; e sento di odiar Gemma, ora che non è più, per lo meno quanto l'ho amata ed adorata vivente.

Ti sembra forse possibile che una donna rimanga la stessa, di fronte a un'inattesa e quasi improvvisa mutazione dell'animo di colui che le avea promesso la felicità e le dava l'inferno?

Non dirmi: Perchè no? Tenti invano d'illudermi e di consolarmi. Non voglio essere consolato. La mia sciagura è ormai irreparabile.

Ella ha voluto andar via, senza darmi la sodisfazione di una risposta qualunque. Si è lasciata morire, impenetrabile al pari di quelle Sfingi che spalancano gli occhi privi di sguardo in faccia ai viaggiatori tra le arene che circondano le Piramidi egiziane, e non interrogano nè rispondono da mille e mille anni. Così lei.

Ho quasi perduto, a furia di pensarci su, la nozione del tempo. La interrogo da quattro anni, o da un'infinità di anni questa misteriosa Sfinge che mi è stata davanti prima viva e mi sta egualmente davanti morta, e che da morta non risponde alle mie insistenti interrogazioni, come non rispose mai, mai, da viva! In certi momenti non saprei dirlo.

Mi sembra che tutta la mia vita sia trascorsa in questo atteggiamento di continua interrogazione, in quest'ansiosa aspettativa di una risposta, in questa desolata disperazione di riceverla, un giorno!

Ella ha voluto vendicarsi in questo modo, e non poteva trovarne un altro più straziante e più crudele.

Se fosse stata rassegnata davvero, negli ultimi istanti, quando mi fissava in viso gli azzurri occhi già velati dall'agonia, dicendomi con un fil di voce:—Non ti vedo più! Una nebbia mi circonda!—in quegli ultimi momenti almeno ella avrebbe dovuto dirmi una parola rivelatrice, una sola parola…. Niente!