Fosse anche stata una parola di disprezzo, di odio, di maledizione, ne sarei stato sodisfatto; almeno avrei saputo qualche cosa, all'ultimo!… Ma no, ha voluto andarsene muta, chiusa, senza uno sguardo, nè un gesto, nè una sillaba che mi rivelasse il segreto del suo cuore, del suo spirito. Ella! Ella che, prima, quando l'amavo e non ero ancora geloso, mi sembrava trasparente come un cristallo, limpida come un purissimo diamante. Allora mi bastava guardarla negli occhi per scoprire le più lievi sfumature di sentimento nei fondi penetrali del suo cuore, per afferrare i più rapidi pensieri che le illuminavano come lampi la mente, dietro quell'ampia fronte che sotto i neri capelli ondulati sembrava di finissimo avorio!

E appena gli artigli del mostro dagli occhi verdi mi si conficcarono nel cuore, appena le prime mie ruvide mosse d'impazienza, di sospetto, di rimprovero le fecero intendere la divoratrice passione che cominciava ad invasarmi, ella mi apparve un'altra tutt'a un tratto. Il suo cuore si ottenebrò, ed io non potei più leggervi nulla; la sua fronte diventò opaca, quasi la bella creatura vivente si fosse mutata in statua che non ha anima, ma soltanto linee e rilievo di bellezza, espressione esteriore che fa comprendere il concetto voluto significare dall'artista, ma che non penetra, non pervade il legno la creta o il marmo di cui essa è formata.

Se non che, invece, io sapevo che dentro quella statua c'erano e il cuore e l'anima e lo spirito; e intanto, tra essi e me si opponeva, insuperabile, quel silenzio che pareva mi tenesse chiusa in faccia una porta di bronzo a cui invano picchiavo; di cui le mie mani, battendo, quasi sentivano il diaccio; e che non risonava neppure, tanto era solida, fusa tutta d'un pezzo. L'immagine di questa bronzea porta, in certi momenti, si mutava nella mia alterata immaginazione in cosa reale.

E mentre il mio geloso furore provocato da un nonnulla (ora lo capisco) prorompeva in parole sconnesse, in urli, in gesticolazioni da mentecatto, e Gemma mi stava immobile davanti, senza mutar di colore, senza che nei bei occhi le si accendesse un baleno d'indignazione o di pietà, senza che le sue rosee labbra s'increspassero lievemente sotto il vituperio di accuse, di sospetti, di insulti che la investiva, io ero tentato di percuoterla al petto, dove mi sembrava fosse quella inespugnabile porta di bronzo…. E non mi spauriva l'idea di commettere anche un delitto!

No, ella non ha avuto nessuna pietà di me! Se ne avesse avuta, si sarebbe difesa, avrebbe protestato, avrebbe pianto; avrebbe risposto alle accuse con altre accuse, ai sospetti con altri sospetti, agli insulti con altri insulti, a torto o a ragione, non voleva dir nulla…. No, no, ti ripeto, non ha avuto nessuna pietà di me! Si è vendicata con quel terribile silenzio, con quell'orrida rassegnazione, e senza mostrare, neppur con un cenno, che si stimasse vittima innocente…. della mia stolta gelosia!

Fece peggio! Mi nascose il suo male, si lasciò struggere a poco a poco; e soltanto pochi giorni prima della catastrofe, quando ogni sua energia era finalmente esaurita, soltanto allora mi annunziò con voce esile ma ferma:

—Dino, mi sento morire!

Ed io, sciagurato, non lo credetti! E il giorno che non potei più dubitare,… sai tu qual fu il pensiero che mi sconvolse, che mi riempì gli occhi di infocate lagrime di rabbia?—Ella mi sfugge! Ella mi sfugge! Ella se ne va senza dirmi il suo segreto!—Ed è stato così! Così!

E tu dici: Era una santa!—Una santa senza pietà? Senza carità? Oh no!
Il perdono non è muto….

UN'ARIA DI CIMAROSA