—Ah, Nonnino! Nonnino! No, no; la spinetta, no! Questa non si tocca.
E infatti non la toccai più dal giorno, che la cugina, per indurmi a lasciare in pace il suo caro strumento, mi disse:
—Quando vuoi, suono io la spinetta e ti canto anche una bella canzonetta che potrai imparare a memoria.
—E a suonare m'insegnerai?
—Non saprei insegnarti, Nonnino mio!
Così mi contentai della canzonetta, accompagnata dall'argentino frinire di quelle corde, che oggi, a confronto del suono di un pianoforte, sembrerebbe ronzìo di zanzara.
Oh, non era una sonatrice e nemmeno un'abile cantante! Sapeva fare pochi accordi e replicava sempre quell'unica canzonetta allegra, spigliata, che assumeva nello stesso tempo un'espressione malinconica pel suono tremulo della voce. Anche gli accordi tremolavano, perchè le dita della vecchierella avevano perduto ogni agilità. A me, canzonetta ed accordi sembravano cosa maravigliosa, e volevo riudirli più di una volta, di sèguito, quando andavo dalla cugina.
—Come si chiama questa canzonetta?—le domandai un giorno.
—Il matrimonio segreto.
—E chi l'ha fatta?