Intorno ad alcuni avvenimenti non ho nessun dubbio.

Notiamo la data: nove mesi fa. Notiamo il luogo: Firenze. Ero arrivato la sera avanti. Due giorni prima, mi trovavo a Napoli, deciso di starvi fino alla metà di giugno. Nella stagione di primavera Napoli è un paradiso. Vi ero andato per godermi questo paradiso, e per nient'altro.

Avevo passato mezza giornata nell'Aquario tra le meraviglie della vita sottomarina…. Improvvisamente, quasi mi fosse stato suggerito all'orecchio da qualcuno, io pensai:—Va' a Firenze!… Va' a Firenze!—Mi stava davanti agli occhi una mirabile aiuola di attinie e di coralli che si agitavano, che palpitavano con le loro creste filamentose: e tra i coralli e le attinie, magnifici polipi, di cui ora non ricordo il nome, allungavano i tentacoli, si gonfiavano, si aprivano simili a viventi ventagli, si restringevano e quasi sparivano confondendosi con la vegetazione rosata. Altri piccoli molluschi, cavallini di mare, se non sbaglio, idre, meduse, salivano e scendevano nella limpidissima acqua dietro il grosso cristallo; paguri, che si eran formati una casa con grosse conchiglie, erravano qua e là, ora lenti ora rapidi, sul suolo ghiaioso, movendo le gambe rimaste fuori dal guscio…. E, di nuovo, quel suggerimento quella inattesa ispirazione: Va' a Firenze!

In quei giorni, io non vi avevo pensato neppur di sfuggita…. Ma, ecco, ora ricordo bene. Mentre guardavo intentamente quel maraviglioso spettacolo acquatico, due signore si erano fermate un istante vicino a me. Fiorentine, si capiva dall'accento…. Quale di esse aveva quella voce così melodiosa, da spingermi a guardarla? Ed ero rimasto deluso. La voce mi aveva fatto supporre una bellezza giovane e fresca…. Invece!… Colei non era giovane, nè bella. Può darsi che il suggerimento:—Va' a Firenze!—sia stato prodotto dalla malìa di quel suono. Malìa, ho detto benissimo; giacchè non potei sottrarmi alla sua azione.

Quando uscii dall'Acquario, l'incantevole tratto di marina là accanto era suffuso della tenera luce del tramonto; i viali della Villa quasi deserti, e pieni di misteriose ombre e di frescura; e laggiù, il Vesuvio con un sottile pennacchio di fumo, tutto dorato dagli ultimi raggi del sole, e quasi sorgente dalle onde per ottica illusione…. Guardai distrattamente il divino scenario che venivo ad ammirare ogni giorno insaziabilmente, scoprendolo rinnovato sempre dalla varietà della luce, secondo le ore della giornata…. E tornai a pensare: Va' a Firenze!

Non vi sembra strana questa insistenza suggestiva? Oh, non sembrerebbe strana neppure a me, se poi non fosse accaduto quel che accadde!…. Partii il giorno dopo, senza maravigliarmi della mia risoluzione, quasi la gita a Firenze fosse stata segnata nell'itinerario del mio viaggio. Soltanto arrivato colà, mi domandai stupito:—Che cosa son venuto a farvi? Ormai!…—e uscii dall'albergo e infilai la prima via che mi capitò davanti…. Cinque minuti dopo, mi trovavo in Piazza dell'Indipendenza….

Oh, questo non è sogno! Ricordo benissimo, ho coscienza della realtà….

La bionda signora mi era passata accanto inondando l'aria del suo profumo, sotto l'ombrellino con strisce gialle e bianche ornato di larghe trine…. La veste di leggerissima stoffa, con strisce gialle e bianche anch'essa ma più strette, ne modellava elegantemente la persona svelta e sottile. Non avevo potuto osservarla in viso, così rapidamente mi aveva oltrepassato. Vedevo, sotto i riflessi dell'ombrellino, l'oro dei suoi copiosi capelli rialzati su la nuca, dai quali sfuggivano alcune ciocchettine che tremavano a ogni passo, come cosa viva.

Fui tentato di seguirla, di raggiungerla, per la sola curiosità di conoscere se l'aspetto corrispondeva alla elegantissima linea della persona.

In quel punto, ella svoltava per via Enrico Poggi—via appartata, silenziosa, con case che paiono villini—e suonava a un portoncino. Si era voltata al rumore dei miei passi, un po' contrariata, mi parve, che qualcuno l'avesse seguita…. Così potei accertarmi che ella era bellissima. Visione di un istante! All'aprirsi del portoncino avevo intravveduto un andito con busti in marmo, grandi vasi con piante e, in fondo, una vetrata con vetri colorati…. Il portoncino si era richiuso.