Aveva vinto sera per sera, in quel mese, ed entrava zufolando un motivetto di valzer. Fatta la rassegna della vincita, si metteva a cenare con grande appetito, raccontando le vicende della serata, quasi si trattasse di battaglie campali; e prima di rizzarsi da tavola, appena accesa la pipa, prendeva due o tre pezzi da cinque lire, una monetina d'oro da dieci, e diceva alla moglie e alla figlia:
— Questi per te; questa per te. Metteteli da parte o spendeteli come vi piace.
Parve che la fortuna si fosse stancata, tutt'a un tratto, di farlo vincere e stravincere. Per mesi e mesi di sèguito, don Pietro tornò a casa muto, col viso smorto.
Cavava fuori il taccuino, ma per risommare i quattrini perduti sulla parola; tanto a questo, tanto a quello!... E una mattina disse alle due donne:
— Per qualche giorno.... Mi avete detto che non le avete ancora spese.... A te, Matilde, pagherò anche gli interessi.
Si sforzava di ridere accarezzando il mento alla figlia.
Moglie e figlia attesero per un pezzo quelle dugentosettantacinque lire, e non ne riparlarono più, dopo che don Pietro era andato su tutte le furie l'ultima volta che Matilde per ischerzo, gli aveva detto:
— Almeno gli interessi, papà!
Ah, se avessero saputo quante altre centinaia e centinaia di lire erano volate dietro a quelle da due anni in qua! E le cambiali scontate presso uno strozzino, rinnovate con interessi su gli interessi! E le iscrizioni ipotecarie su i fondi di Cancello e di Margarone per due prestiti spariti anch'essi nei gorghi della zecchinetta!
Ne seppero qualcosa la mattina che don Vito Li Pani venne a sgridarle: