— Ma come? Ve ne state zitta zitta, cara cognata, quasi non si trattasse pure dalla vostra dote e dell'avvenire di questa povera ragazza? Non lo sapete dunque che il mio signor fratello è rovinato? Che, durando così, dovrà andare tra poco, con una canna in mano a chiedere l'elemosina uscio per uscio, se vorrà farvi mangiare e mangiare due soldi di pane? Ah! Cascate dalle nuvole? Se egli si figura che io debba spendere il mio per aiutarlo, ha fatto male i suoi conti! Mentre lui si è divertito.... mi capite? e ora si diverte col libro di quaranta fogli, io, cara cognata, mi sono privato di un po' di fumo di tabacco nella pipa, fin di un sorso di caffè, anche di quello che spaccia mastro Cola nella sua lurida bottega! Perchè ve lo vengo a dire? Per mettervi su l'avviso.
***
Troppo tardi!
Don Pietro, ora, non maneggiava più il libro di quaranta fogli, come suo fratello chiamava il mazzo delle carte da gioco, ma La smorfia, il Libro dei Sogni, il Rutilio e certi vecchi scartafacci dàtigli in prestito da suo compare Giammona, a cui li aveva confidati un frate cappuccino che aveva fatto vincere, in vita sua, ambi, terni, quaderne a tante persone.
Se non che con quegli scartafacci unti e bisunti, zeppi di numeri, di calcoli, di astruse operazioni aritmetiche, nè lui, nè suo compare Giammona riuscivano a raccapezzarsi. E per ciò don Pietro attendeva un sogno, un bel sogno rivelatore che gli permettesse di combinare una quaderna o una cinquina; di un terno, di un miserabile terno non sapeva che farsene!
Da qualche mese in qua, appena sveglio, prima di saltar giù dal letto, domandava alla moglie:
— Che ti sei sognato?
— Niente.
— E' impossibile. Non sogni mai? Vedi di ricordartene.
— Niente, ti dico.